Il segreto di Pulcinella alla fine è caduto. O meglio, il segreto non è mai esistito (a domanda c'era risposta e spesso senza neppure la domanda), comunque sia in questo week-end milanese ho visto molti amici sorpresi dalla mia nuova esperienza "lavorativa". Virgoletto il lavorativo perchè pur facendo una grossa fatica (c'è tanto da imparare), ad oggi sono solo un "apprendista birraio" come dice il mio contratto, quindi in somma uno che ci prova e mentre impara impacchetta o spala trebbie o sistema le cose. Senza fare altri giri di parole, il segreto di Pulcinella era lo stage in corso da poche settimane presso il Bad Attitude, ma oggi non è direttamente di questo che voglio parlare.
A
rrivo infatti da una tre giorni fisicamente provante e moralmente esaltante all'Italia Beer Festival di Milano, punto di ritrovo da circoletto rosso nel calendario degli aficionados birrofili, in cui mi sono trovato in una posizione nuova e inusuale : dietro il bancone. Passato il venerdi a fissare lo stand e sistemare le ultime cose ho avuto il mio battesimo nella giornata di sabato, battesimo subito in salita e con grosse soddisfazioni. Il banco spine infatti per me era un amico di tante giornate, ma uno di quegli amici a cui non fai molte domande personali e ti limiti a goderne della compagnia. Affrontare questioni banalissime ma nuove come il cambio di un fusto, la regolazione della C02, litigare con una birra che schiuma troppo o è così timida da uscire al rallenty... insomma, tutte cose che una volta imparate sono banalissime ma finchè non le fai, non le impari.
Uscito dall'impaccio iniziale, parte la seconda questione, meno tecnica ma altrettanto ricca di sfide: il confronto con gli appassionati, il passare dal visitatore ricco di domande al "birraio" con le risposte pronte, la capacità di coinvolgere il visitatore e aiutarlo nella scelta. Questo aspetto forse è filato più liscio perchè già questo blog dimostra una cosa abbastanza palese per chi mi conosce : amo la birra, non sono certo un esperto, ma mi piace parecchio parlarne e coinvolgere con me nuove persone e creare momenti di contatto (a volte scontro) per cercare di accrescermi ancora di più.
Comunque sia, inutile nascondersi, in questi due giorni mi sono divertito tantissimo, conosciuto un sacco di persone, visti i clienti più disparati con dietro le loro storie, il loro vissuto e una birra nel mezzo a farci da ponte. Questo ponte pensavo che all'ennesima spiegazione (ovviamente ero li a rispondere alla domanda "che birre avete?" ) potesse stufarmi e portarmi al fastidio della ripetitività invece è rimasto bello solido, in quanto se è vero che la birra non cambiava, cambiava la rezione di chi avevo davanti, il suo modo di porsi, le sue domande. Così mi sono trovato a parlare di luppoli e homebrewing con l'appassionato, a discutere di amaro o dolce con il cliente basilare o a far ricredere (molti) sul potenziale e sapori di una birra scura. La mia appartenenza a un birrificio che comunque sull'immagine e sulla comuncazione punta molto mi ha sicuramente aiutato, mettendomi a giocare lo sport che più mi piace e appaga. Raccontare le mille facce e mille momenti è praticamente impossibile, soprattutto considerando il tutto spalmato nelle 12 ore di fiera fatte sia sabato che domenica.
L'IBF visto dal bancone è comunque una grande macchina organizzativa, di cui credo bisogna dare merito al suo presidente Paolo Polli per come riesce a creare e gestire questi momenti. Il Palasharp è stata una chicca mica male, sia come disponibilità di spazi, sia per facilità di accesso e le possibilità di attrarre persone che comportava. E' stato bello conoscere molti birrai, gente che veramente conosce questo lavoro (non come me), stringere amicizie, vedere il dietro le quinte. L'impressione che mi sono fatto è quella di una bella comunità, con personalità spesso diverse ma legate dalla comune passione e dalla follia che comunque serve per fare bene questo mestiere. Lo scambio di assaggi, i pareri, il semplice fare qualche scherzo da pirla ha creato un'atmosfera difficilmente raccontabile. Il vedere come funzionano realmente le cose mi ha anche creato un particolare senso di rispetto per le persone e per il lavoro che magari da blogger prima faticavo ad afferrare. In questi giorni ho assaggiato ottime birre ma anche birre da lavandino, ma mentre nelle prime trovavo un misto di ammirazione e invidia per la capacità altrui, nelle seconde non riuscivo più a trovare l'aggressività che prima mi davano. Ho un po' capito che dire che una birra è fatta male è giusto (e necessario per aiutare il birraio a migliorarsi), sparare sulla croce rossa, su investimenti, lavoro, fatica e prospettive future forse un po' meno. Non dico che questo lavoro cambierà la natura di questo blog (tranne forse che per un po' eviterò di parlare del mio datore di lavoro, visto che già i più maliziosi mi vedono come la marionetta di turno, anzi, ogni tanto gli darò contro visto che spesso riusciamo a vederla in modo diverso), però cercherò di scindere il valore della birra dal facile prendere in giro chi la fa male.
Questo è stato il mio IBF dietro il bancone, nei prossimi giorni parleremo con Antonella dell'altro IBF, quello più standard da visitatore con bicchiere al collo. Intanto, sapete già cosa prendere o vi racconto le nostre birre?
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Commenti
il tuo datore di lavoro
Sono contento sia per la tua esperienza dell'IBF (già conclusa) sia per quella che invece è in corso, presso Bad Attitude.
Non ci posso giurare dato che non ho ancora avuto modo di toccare con mano, ma credo che le tue impressioni e le soddisfazioni che hai descritto siano proprio quelle in cui spererei io stesso.
Cosa dire, ringrazia della opportunità e cerca di assorbire più che puoi in birrificio, specialmente dalle situazioni più toste ;)
Alla prossima!
(lo prometto: aspetto che ci sia tu alle spine e ti chiedo TUTTO, ti provo la lezione
approfondisci e,sopratutto, entusiasmati!
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