altAbbiamo approfittato della presentazione di una nuova birra per far visita al Birrificio Sant'Andrea, che mostra già dal nome un certo attaccamento alla sua città e alle sue radici (al buffet forme e forme di gorgonzola per la gioia di Davide). Arrivare è stato semplice, come tante città piemontesi, Vercelli non spaventa certo per traffico e dimensioni. Il birrificio si trova in una piccola zona industriale, che non rimane comunque separata dalla città stessa. Varcata la soglia, ci accoglie una saletta di quelle calorose e accoglienti con due o tre tavolini, è lo spazio dedicato alla vendita e al consumo direttamente in birrificio. Ad introdurci nella sala con l'impianto produttivo è Vittorio che, dopo averci chiesto quanto ne sapessimo per tarare il livello di approfondimento, si lancia nel racconto della loro produzione.

altL'impianto è nuovo, non ereditato da altre esperienze, è stato costruito da uno dei soci, già costruttore di impianti del genere per la veneta EcoBrew. La capacità del tino d'ammostamento è di 5 ettolitri, tuttavia vi è la possibilità di fare due ammostamenti consecutivi disponendo di un tino di bollitura da 10 ettolitri. Vittorio ci racconta di come arrivano a produrre fino a 2000 litri in una giornata, ciò però con enorme dispendio di energie visto che non vediamo alcun sistema automatico per far arrivare direttamente i malti alla sala cottura e la catena di ammostamenti presuppone anche il moltiplicarsi delle azioni di pulitura. Il birrificio è dotato di quattro tank con doppia funzione, ovvero fungono sia da fermentatori che da maturatori. La birra viene leggermente filtrata e l'imbottigliamento è pressoché manuale.

I soci del birrificio provengono da esperienze di homebrewing ed, essendo in attività da meno di tre mesi hanno preferito affidarsi alla consulenza di un mastro birraio esperto come Andrea Bertola per la prima fase di creazione delle ricette e familiarizzazione con l'impianto. altE' comunque un birrificio con una produzione medio-piccola (secondo i criteri italiani), vedremo se avranno ragione quelli che stanno puntando sulle grandi dimensioni o se avranno ragione quelli che credono nella piccola dimensione qualche (parecchi infondo) passo più avanti dell'homebrewing, ma non per questo di qualità inferiore all'altra. Notiamo anche, filo conduttore di una nuova generazione di birrifici artigianali, l'importanza data al marketing e all'immagine, a partire almeno da un sito graficamente accantivante rispetto all'imbarazzante media in stile primo html che spesso ci capita di vedere.

Veniamo ora alle birre. Per ora la produzione comprende una pils, una bitter, una ipa e una witbier appena arrivata. Partiamo con l'assaggio della Bionda del Leone, una pils ancora giovane e dolciotta, da riassaggiare tra qualche mese come consiglia il birraio. La schiuma è bianca, abbondante e persistente, il colore un giallo paglierino piuttosto scarico, leggermente velata, chiaro è l'utilizzo di Saaz nella ricetta, alla fine della serata sarà la nostra vincitrice del lotto.

Secondo assaggio è riservato a La Rossa del Gallo, una bitter sui generis, che comunque sembra aver convinto a Birra dell'Anno 2011, aggiudicandosi il secondo posto nella categoria Birre ad alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana. Per essere una bitter, è una birra piuttosto dolce ma non stucchevole, dal buon corpo e dalla schiuma quasi pannosa, un buon equilibrio tra malti e luppolo, meno beverina di quello che ci si aspetterebbe e dal grado alcolico fuori stile. L'interpretazione di uno stile è alla fine uno degli aspetti più interessanti che può regalare la birra artigianale, quindi noi la prendiamo così per come è.

altRientra bene nello stile, invece, la ipa del birrificio, dicasi Ehi ho! To go!, caratterizzata dal classico utilizzo di amarillo e cascade. In bocca una birra piuttosto equilibrata, direi con un amaro gentile considerato sempre nell'ottica dello stile di appartenenza, buoni e non arroganti i profumi. Peccato solo per l'abbondante fondo di lievito, che nel finale sporca un po' la birra, togliendole la pulizia che la caratterizza e premiava. Il nome della birra non è casuale, ma richiama il Togo, a cui andranno parte dei ricavati per la costruzione di pozzi per l'acqua tramite l'associazione Togo To Togo.

Ultimo assaggio del nostro pomeriggio la Fog, witbier caratterizzata per il classico utilizzo di frumento, arancia amara, coriandolo e un'inusuale componente di avena. Premetto che lo stile non è tra i nostri preferiti (anche Davide lo guarda con sospetto), quindi il giudizio parte un po' in salita. La birra ha il classico colore paglierino velato, una schiuma bella a vedersi e il naso di arancia e di cereale. In bocca è abbastanza fresca, scorrevole, non male anche se un po' timida come speziatura. Probabilmente piacerà per la sua semplicità di bevuta, caratteristica che troviamo in un po' tutte le birre provate, mai eccessivamente caratterizzate e di facile bevibilità.

Appunto finale riguarda formato e prezzi. Seguendo una prassi sempre più diffusa negli ultimi tempi, nella degustazione abbiamo trovato abbondanti scorte di bottiglie da 33cl per tutti i tipi di birra con prezzi ragionevoli, 2,5€ per la pils e 2,7€ per i restanti prodotti. Insomma, il nostro non è stato un giro a vuoto e siamo rientrati abbastanza soddisfatti, riprendendo il motto di un festival a noi caro, saranno famosi?



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Commenti  

 
0 # Alina Piazza 2011-11-19 14:23
Buongiorno, in quali negozi di VC posso acquistare la vostra birra? Grazie.
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0 # Davide 2011-12-01 10:51
Citazione Alina Piazza:
Buongiorno, in quali negozi di VC posso acquistare la vostra birra? Grazie.



Prova a chiedere attraverso il loro sito ufficiale.

ciao! :-)

ps, in birrifici mi pare avessero uno spaccio dei loro prodotti..
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