Stati Uniti, popolo di homebrewers. Sembrerebbe proprio di sì, dato che secondo le stime dell'American Homebrewers Association vi sarebbero circa 750.000 birrai casalinghi sul suolo americano e il Congresso si prende la briga di dichiarare ufficialmente il primo sabato di maggio giornata nazionale dedicata all'homebrewing. Cose che da noi ora sono impensabili, dato il generale disinteresse dagli organi governativi nostrani (vedi poi il caso Almond '22) anche al solo mondo professionale della birra artigianale italiana, che pure con la sua promettente espansione potrebbe ben essere un elemento di spinta per l'economia e la cultura in generale. Ma lasciamo questi discorsi e iniziamo ad introdurre il vero argomento con un po' di storia.
La storia dell'homebrewing americano non può che iniziare dai coloni europei, che arrivarono per primi su queste terre e che portarono con sè la tradizione della birra. Essa, in questo caso più che mai, offriva loro la possibilità di bere lontani dai rischi di elementi patogeni presenti nelle nuove acque a cui dovevano abituarsi. Nel XVII secolo nelle colonie l'homebrewing era qualcosa di quotidiano e, come cita anche Papazian, pure i presidenti G. Washington e T. Jefferson erano homebrewers, un po' come ricordare che da noi Cavour era un produttore di vino.
Peccato che negli Stati Uniti, a partire dal 1919, tutto ciò diventi fuorilegge. Stiamo parlando dell'epoca del Proibizionismo, tempi oscuri e movimentati, in cui a dire il vero l'homebrewing non sparisce, ma diventa un'alternativa per trovare da sè ciò che la legge cercava di proibire alla buona gente. Nel 1933, il 21esimo emendamento segna la fine di questo periodo... tranne che per la birra prodotta in modo casalingo, che i redattori del testo si dimenticano di inserire insieme all'autoproduzione di vino, non riportandola così alla legalità. Dovrà passare qualche decade prima che questo accada precisamente fino al 1978 grazie al presidente Carter. Sempre nello stesso anno, C. Papazian e C. Matzen danno vita all'American Homebrewers Association (AHA). Attualmente solo gli Stati dell'Alabama, Mississippi ed Oklahoma non hanno ancora legalizzato l'homebrewing.
E veniamo alla nascita della nostra giornata, esattamente il 7 maggio del 1988, il rappresentante del Colorado David Skaggs annuncia di fronte al Congresso il National Homebrew Day. Per questa occasione ogni anno dal 2001, la AHA propone Big Brew. In sostanza si tratta di un'enorme cotta collettiva (pensate, come esempio, a quella organizzata anche qui in Italia qualche mese fa), l'associazione propone tre ricette a cui gli homebrewers sono liberi di ispirarsi e la possibilità di segnalare la propria cotta. La segnalazione del proprio luogo di cotta è una cosa abbastanza particolare, infatti ciò è fatto non solo per fini statistici, ma piuttosto proprio in ottica partecipativa e celebrativa della giornata. Gli homebrewers sono invitati a promuovere la loro cotta e la giornata con volantini nella propria zona, contattando radio e giornali locali e invitando amici/familiari a dare una mano. Per chi poi non fosse homebrewer, c'è sempre la possibilità di rintracciare tramite il sito una cotta ed unirsi ai partecipanti.
Tutto è organizzato a puntino, non c'è che dire, per farvi un'idea potete guardare il programma del prima, durante e dopo la giornata. Se, invece, siete interessati alle ricette questa è la pagina. Per l'occasione sono state proposte: una india pale ale, in una tradizionale versione inglese 100% Maris Otter e East Kent Golding; una witbier basata su una ricetta di Jean-Francois Gravel, birraio di Dieu du Ciel; infine una robust porter piuttosto interessante dedicata a Rocket Rod Romanak.
Concludo con un augurio, spero che un giorno anche gli homebrewers italiani siano così tanti e così organizzati, appassionati invece lo sono già. Un ringraziamento, infine, agli homebrewers americani per il loro fondamentale contributo al rinascimento della birra artigianale in tutte le sue mirabolanti, storiche o innovative sfumature, sperando che un giorno siano anche loro a ringraziarci per qualcosa...
Condividi questo articolo..




