Il bello di un blog è il taglio personale che gli puoi dare. Non sei un giornalista, non sei un romanziere, non sei tenuto neppure ad essere super esperto. Hai un'esperienza o un commento che ti va di fare, apri la pagina, imposti quei due dettagli grafici e lo fai senza problemi. Poi magari arrivano gli apprezzamenti o le critiche, ma questo è secondario. Così oggi mi trovo a scrivere un articolo dal tono un po' amarcord per raccontare l'esperienza "lavorativa" conclusa recentemente presso il birrificio Bad Attitude, facendo una sorta di bilancio conclusivo del tutto.
Per un blogger, homebrewers amatoriale e appassionato sincero di birra finire a lavorare in un birrificio, anche se in stage con scadenza predeterminata, è stato un qualcosa di piuttosto atipico e personalmente incredibile. Dai commenti dietro queste pagine all'arrivare a maneggiare sacchi di malto sembrano passati secoli, eppure il tutto è nato nella totale semplicità.
Il primo passo, buffo a pensarci, è stata una semplice battuta sul tanto citato forum di mobi. "Ti serve un magazziniere?" . Una frasetta scherzosa buttata giù da me leggendo distrattamente un discorso legato agli stipendi svizzeri e del personale di un birrificio, senza avere nessuna particolare ambizione di lavorarci e citando appunto l'unico ruolo che potevo ricoprire in quel gioco: il magazziniere. La risposta ricevuta, "ho già il magazziniere ma se vuoi venire a fare uno stage... " , sembrava assumere il ruolo della spalla, in cui si viene seguiti per protrarre ancora il giochetto dell'assurdo. Una volta scoperto che di gioco non si trattava, ci ho messo un attimo a decidermi a prendere la macchina, varcare il confine e capire se avevo davanti una raffinata supercazzola o un qualcosa di realmente concreto. Da quel passaggio all'inizio dello stage c'è stata solo una pausa dovuta alla classica burocrazia di frontiera, che puntigliosa fa passare le settimane rendendo l'attesa una sottile tortura.
I primi giorni in birrificio sono stati molto particolari. Il maneggiare una pentola in alluminio, scaldare il mosto con un fornellone o raffreddarlo con il mestolo in mano e la serpentina in immersione equivalgono sicuramente a fare una birra, ma difficilmente ti preparano a gestire i compiti che poi ti ritrovi davanti in una vera produzione, anche se artigianale. Nel mio piccolo mi sentivo come un ragazzino tifoso di calcio, che si trova a dare due calci al pallone assieme a persone che giocano da professionisti, cercando di darsi un "tono" con le proprie piccole esperienze e cercando di non sentirsi necessariamente l'ultima ruota del carro. Un errore che ho sicuramente fatto i primi giorni, anche "aiutato" dal clima scherzoso che mi sembrava di percepire, è stato quello di comportarmi come se fossi al pub dei vecchi amici, con un atteggiamento forse troppo rilassato e dimenticandomi che il mio parco giochi era comunque un luogo di lavoro per altri.
Fortunatamente mi ci sono voluti pochi giorni per capire che il mio parco giochi è un luogo sicuramente di artigianalità e passione ma comporta anche fatica fisica e una certa dedizione allo scopo, con giornate spensierate ma anche giornate di totale frenesia in cui l'attenzione e la concetrazione sono fondamentali. I primi tempi comunque mi sentivo abbastanza a disagio per i limiti delle mie conoscenze, scolastiche ma anche pratiche, trovandomi ingabbiato nel limite del dover domandare sembre tutto e non avendo un ruolo totalmente definito, in grado di darmi la sicurezza del cosa fare e come farlo.
Pian piano però anche uno zuccone come me impara, trovandomi a fare con una discreta agilità compiti che visti le prime volte mi ricordavano più strane alchimie che un qualcosa che potessi realmente fare. Usare l'etichettatrice, imbottigliare quasi in autonomia, avere un'idea più completa della rifermentazione o della sanificazione (passaggio che sapevo importante ma che da homebrewer curavo meno). Le logiche dietro a certi passaggi mi sono diventate più chiare, la gestione di alcuni passaggi abbastanza automatica. Negli ultimi tempi trovarmi con delle "abilità" mi dava una certa tranquillità (e sorpresa) che all'inizio fatichi ad avere, e nella tranquillità è più facile evitare di fare la minchiata di turno. I ragazzi del birrificio pian piano mi sono diventati meno difficili da comprendere, sempre più vicini e amici, ognuno con le proprie caratteristiche e modi di porsi ma tutti disponibili a perdere tempo per spiegarmi le cose partendo dall'ABC. L'ambiente è rimasto sempre "atipico", con una tendenza piuttosto facile alla cialtroneria più classica, battute e scherzi che magari ti tengono attento verso il successivo "agguato" ma che al tempo stesso non ti fanno pesare le ore di lavoro e di "fatica".
Con Lorenzo probabilmente le cose erano più semplici perchè entrambi abbiamo una tendenza piuttosto rapida a trovare sintonie e straparlare dall'evento politico al fatto birraio, dall'idea su tale personaggio alla semplice battuta da cialtroni. I giorni comunque sono passati rapidissimi, tra lunghe e anche monotone sessioni di imbottigliamento, tra controlli mattutini dei fermentatori, infustamenti o sessioni di cotta seguite con grande interesse. Forse proprio la cotta è stato uno dei passaggi che consideravo centrali in un birrificio, e sicuramente lo rimane, ma che curiosamente come tempi richiesti è tra i passaggi meno impegnativi pur conservando aspetti molto affascinanti. Così ho potuto vedere come l'artigiano si districa tra pulizie fatte con il CIP, cura dei dettagli e velocità di esecuzione per rispondere all'ordine imprevisto ma che comunque deve essere completato per scadenza.
Poi ci sono state le fiere, momenti in cui esci dalle mura e ti ritrovi davanti centinaia di persone, persone come eri tu fino a qualche settimana prima, cariche di domande volendo anche banali ma che non ti sembrano banali dato il tuo passato niubbo. Le fiere ti permettono anche di sentirti apprezzato, di "vantarti" del tuo ruolo e del fatto che anche solo per qualche settimana giochi anche tu a pallone con i professionisti e anche senza firmare l'autografo di rito, lasci la tua firma nel boccale servito e nel modo di presentarlo/presentarti.
Potrei protrarre questo post all'infinito e prendere il lettore per noia o per inedia. Arrivo quindi alla fine del racconto, la fine appunto arrivata in questi giorni con la naturale scadenza contrattuale e un saluto da amici. Si era partiti con un'idea a tempo, quindi nel mio piccolo ero già "preparato" a un nuovo salto, nuovo periodo di cv mandati e risposte attese anche con impazienza. Che poi, sapere che una cosa deve finire, non vuol dire che al momento della sua conclusione tu sia rilassato e pronto alla cosa, ma anzi ti ritrovi a scrivere articoli "amarcord" ed annoiare il lettore di turno. ![]()
Comunque sia questa esperienza mi ha dato molto, ho imparato qualcosa (una frazione più o meno ridotta comunque di tutto quello che un "birraio" deve sapere) e la cosa bella è che mi è piaciuto assai fare questo tipo di vita e lo rifarei al volo. Chiusa una pagina quindi, finita una fermentazione mi ritrovo con un mosto che ora è quasi birra ed ha lasciato un bel fondo di lievito, sicuramente maggiore di quello inoculato inizialmente. La speranza mia è quindi di trovare un nuovo "mosto" (a metafore faccio cagare, lo so), introdurre il lievito ora un po' più abbondante e fare una seconda generazione di fermentazione. Vediamo cosa verrà fuori.
Per intanto mi sento di ringraziare Lorenzo e il suo staff per avermi dato questa prima occasione. I primi passi sono sicuramente i più difficili e sono felice di averli fatti con loro, non tanto perchè sono o non sono i più bravi o i più preparati (anche se oggettivamente come abilità e strumenti ho potuto avere molto), ma perchè sono persone che meritano e la cosa non è affatto banale o scontata. Grazie a tutti voi e alla prossima cotta.
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Commenti
Grazie a te di aver saputo comprendere le particolarità del gruppo ed esserti saputo muovere con rispetto delle nostre atipicità.
qui è e sarà sempre casa tua.
in bocca al lupo.
marcos
:)
Dal tuo racconto (assolutamente non noioso) traspare qualcosa di autentico davvero.
Ad maiora!
Ci sono decine di birrifici che ospitano stagisti.
Perché quello di Bad Attitude deve essere più stagista degli altri?
Forse, ma dico forse, perchè questa è la mia pagina e parlo anche di me?
Sinceramente perchè è l'unico che ad una domanda di disponibilità risponde di si.. L'anno scorso ne ho sentiti tanti per una cosa simile e sono Agostino ( che ringrazio di cuore ) mi ha ospitato per un giorno di cotta.. meglio di niente...
e solo Agostino ( birrificio italiano )
Magari lo fossi ahahahahahahahah
ti faccio avere la ricetta della blanche
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