Alla faccia delle vacanze mai godute di questa estate, abbiamo staccato la spina almeno per tre giorni in fila questo finesettimana, iniziando con la fiera formaggiosa di Cheese e concludendo alla grande con un sabato e una domenica a Nembro, per goderci un nuovo appuntamento di United Indi Pubs, stavolta condito alla bergamasca.
Evito di entrare nel senso dell'Indi Pubs avendolo già fatto per la scorsa edizione primaverile e passo direttamente ad un po' di cronaca di una due giorni veramente intensa. La sede scelta per questa occasione è il The Dome di Nembro, locale tra i migliori del suo genere in Italia e luogo ideale per eventi di questa portata sia per il calore dato, sia per l'abbondanza di spazi. La selezione dei publican partecipanti (oltre che al richiamo "indi" ,quindi spine di proprietà, attenzione al prodotto ecc.. ) si radica sostanzialmente sull'appartenenza al territorio della bergamasca, provincia tra più ricche come offerta di locali di qualità.
Prima di andare a qualche commento più pregno, lascio giusto qualche riga "analitica" sul cosa è stato questo festival, tanto per un minimo di dovere di cronaca. Quattro locali, quattro offerte differenti di birra. Il padrone di casa Michele ha proposto una batteria accattivante di Cantillon, in onore al concorrente Zwanze Day. Il novello (per noi) Ein Mass si è invece confrontato con spine di prodotti belgi (tra gli altri ricordo la Rodenbach Gran Cru, Rulles la Grande 10), mentre Antonio del Clock Tower ha portato produzioni "casalinghe" del birrificio Elav. Ultimo accenno, ma per meglio sottilinearlo, dedicato al fantastico Claudio che ha scovato birre di gran classe in Olanda con Emelisse accompagnate da produzioni italiane ben conosciute come quelle di Bi-Du ed Extraomnes.
Il festival prevedeva una formula abbastanza tradizionale, con gettoni da utilizzare per degustazioni da 0,15cl, permettendo quindi una vasta possibilità di assaggi. A contorno abbiamo trovato onesta musica dal vivo ed un accompagnamento culinario di sicuro valore, in particolare nel pranzo della domenica. Il sabato è coinciso con lo Zwanze Day, in cui ad occupare il palcoscenico è la brasserie Cantillon con un prodotto One Shot (tanto criticato se a farlo è un italiano, tanto amato se è a farlo un "vecchio" della storia belga), birra quest'anno solo in fusto e destinata a vivere e morire in una serata di gloria. Detta tra noi è stato un momento decisamente luminoso, con folla accalcata alla ricerca di un boccale "acido" (cosa impensabile solo qualche anno fa), che una volta assaggiato ha mostrato un'anima decisamente benevola. Vinosa, speziata, dolce come una fragola in partenza e poi giustamente acida, finito il bicchiere ho capito subito che mi sarebbe mancata, considerato anche la brevissima vita del fusto (circa mezz'ora).
Tralascio tutti gli assaggi per evitare una lenzuolata ancora più indigesta, concentrandomi su quelli più memorabili. Trovare acide alla spina, anche se siamo nel civile 2011, non è ancora così facile, così per oltre metà del sabato ho preferito lavorare ai fianchi lo stand del Dome. Vincitrice a filo la Mamouche, notevole sia al naso sia in bocca con un amaro molto ripulente e un'acidità molto gradevole. Da citare anche la morbidissima e gradevole Rosè de Gambrinus e la Fou Founne molto fruttosa, con l'albicocca a dettare lo spartito e a prendersi i suoi spazi. Un po' deludente invece la Borgna, blend dell'occasione dell'ottimo Loverbeer, che sportellava un po' nei suoi toni acidi e tostati, non legandosi e facendo pensare ad un'incopatibilità di fondo tra le sue componenti. Delle birre del Clock Tower posso dire poco, avendole saltate per abbondante conoscenza (forse ad un festival avrei portato anche qualcosa di diverso dalle produzioni del proprio birrificio), mentre nello stand dell'Ein Mass ho assaggiato di nuovo solo la Rulles, facendo fatica a finirla per l'abbondanza delle sue componenti che la rendevamo un po' "troppa" per essere piacevole. Discorso diverso per il buon Claudio. Risolta una questione di temperature troppo basse, le birre dell'Emelisse si sono mostrate in grande spolvero. Incredibilmente beverina la Black & Tan passata in botti di Jack Daniels, sontuosa l'Imperial Stout con un taglio d'amaro azzeccato e un cioccolatoso appetitoso.
Finita la serata abbiamo optato per la soluzione salva patente (notte dormita in auto per essere precisi) e ci siamo presentati il giorno dopo per pranzo e ultimi assaggi. Scelta che ha pagato, sia per l'ottimo pranzo, sia per le ultime sorprese alle spine della domenica. Evito il racconto del pranzo per non dilungarci (ottimo come qualità/prezzo, ben calibrati gli abbinamenti e con birre in formissima) e chiudo con gli ultimi assaggi. Per l'occasione è arrivato Bruno del Toccalmatto, con due produzioni One Shot (ma spero si riavveda), presentate in occasione del festival.
La prima una Belgian Strong Ale (Super Saaz Me), ricordava una Duvel per profumi speziati e piacevolezza in bocca. Incredibilmente pericolosa la sua bevibilità che la assimilava a birre sui 6 gradi massimo mentre invece il conto da saldare era di 8.2 , one shot, one kill insomma. Personalmente ho preferito la seconda creazione, una Scotch Ale dal nome "The Last Witch". Piaciuta un po' per la scelta inusuale dello stile, poco presente in Italia, un po' per l'avvolgente morbidezza che emanava. Infatti, a differenza delle birre classiche di Toccalmatto, rinomate per le bombate di luppolo che contengono, The Last Witch colpiva per un lato maltato morbido, un filo di torbato al naso e una delicata spezia (coriandolo) a completare il tutto. Una "birrona" che spero entrerà di diritto nella normale gamma del produttore di Fidenza.
I commenti questa volta sono abbastanza sbrigativi, visto che è difficile mettere in testo le sensazioni di questa due giorni. La prima cosa assolutamente da dire è un plauso all'organizzazione e alle persone che hanno lavorato per questo incontro. Tutto praticamente perfetto. Secondo plauso per chi ha partecipato come visitatore, tanti ragazzi e vecchi amici che mi hanno trasmesso buone sensazioni. Mi ha fatto piacere anche vedere così tanta gente accalcarsi alle spine, dopo il brutto ricordo di un natale al The Dome un po' clamorosamente deserto. Forse sarà stata la presenza di più publican, ognuno con il proprio seguito di affezionati in trasferta, forse un evento pubblicizzato meglio e con un giusto anticipo, forse finalmente un po' di karma di ritorno. Se proprio vogliamo trovare una pecca all'evento è il suo trattare in mondo non "espresso" il tema del publican indipendente. Hanno mostrato il loro lavoro con passione, ma a mio avviso potevano anche raccontarlo per chi magari non è avvezzo all'argomento. Un buon incontro, una presentazione, un dibattito o qualcosa del genere potevano aiutare. Al tempo stesso però le persone e le birre hanno "parlato" così chiaramente con i propri mezzi che forse bastava un minimo di impegno per cogliere il messaggio. A noi è arrivato e ci è piaciuto molto, spero sia stato così per molti.
ps, nel link le altre foto della nostra visita..
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