altStamattina scrivo con i ricordi sulla giornata di ieri a Cheese e lo sguardo rivolto alla serata in arrivo al Berghem Indi Pubs. Un week-end decisamente con i fiocchi, che nella giornata di ieri è iniziato decisamente con i migliori auspici, come vedrete da questo piccolo racconto.

L'autostrada destinazione Bra è tra le più rilassanti che si possano trovare viaggiando in Italia. Si attraversa molta campagna, risaie prima, morbide colline e vigne poi. Traffico e stress quasi totalmente assenti, tranne una curiosa carovana di autocarri che trasportano alimentari (per noi forse?). A Bra arriviamo quindi nel pieno delle forze, parcheggiamo con discreta agilità (scegliere venerdi come giorno di visita si rivelerà una scelta azzeccatissima) e ci inoltriamo in Cheese, fiera che si svolge ogni due anni in onore del formaggio presentato in ogni "forma", dall'Italia e non. Entrati comunque nel centro storico la prima cosa che troviamo davanti è la piazza della birra, con un numero di espositori veramente abbondante, molti legati al mondo "slow food - eataly", molti semplicemente perchè relativamente vicini (parlando in termini di schietta geografia).

altAnche se dedichiamo queste pagine alla birra il nostro progetto sul venerdi prevedeva un accenno di birra e un'abbuffata di formaggio. Purtroppo (o per fortuna) siamo anche persone che tendono a stravolgere i propri programmi in base ai nuovi imput, come ad esempio incontrare praticamente subito Alessio di Pintaperfetta. Così, condizionati anche dalla presenza del vecchio compagno di bevute ci addentriamo tra gli stand, alla ricerca di una buona birra per scaldare lo stomaco in vista dell'abbondante formaggiata. Io scelgo il primo assaggio con cura, è mezzogiorno e fa un caldo bestia, stomaco vuoto, l'idea di stramazzare è più che un'ipotesi e una birra leggera e rinfrescante ci vuole tutta. La scelta cade sul birrificio Citabiunda, con una summer ale (la Revolver, credo) tirata a pompa, molto leggera e delicata. La temperatura non fredda, il luppolo gentile e un corpo molto watery e beverino la rendono perfetta per l'occasione. Rimaniamo dell'idea di assaggiare cose nuove e passo al birrificio Trunasse e alla Mistic Redder, scelta più per affinità con il nome che per un ragionamento ponderato. Dopo un buon esordio dato dal luppolo e un bel maltato mi rendo conto di avere una birra che stanca abbastanza in fretta. Il biscottato domina nettamente, lasciando anche un caramello un po' appiccicoso in bocca che appunto colpisce subito, ma abbastanza in fretta satura non avendo forse un luppolo in grado di bilanciarlo o forse essendo semplicemente "troppa". La si finisce comunque e decido che forse è meglio andare da un nome conosciuto, tanto per chiudere in bellezza l'antipasto di birra e dedicarsi al vero obbiettivo di giornata. Andiamo quindi da Valter al Loverbeer e mi metto subito in pace con il mondo. Mi dirigo sulla Dama Brun-a, birra che ancora mi mancava e che era in wishlist da tempo. Il naso fa capire subito che si ha davanti una di "quelle birre", con toni vinosi intensi e un bel aroma fruttato. Inizia dolce, avvolgente e poi prende la sua strada con il legno e un po' di aceticità che chiudono il cerchio elegantemente. Che buona!

altFinita la birra ci ricordiamo che siamo a Bra per altri motivi e si parte prima per il pranzo e poi per fare i Cheese Hunter. Il pranzo è una mezza delusione, con il "cibo di strada" marchiato Slow Food caro assatanato e che a volte ricorda tremendamente il "nemico" fast da abbattere. Niente infondo è puro come appare e bisogna essere realisti quando si incontrano certi messaggi e poi, nella pratica, si fa fatica a capire chi si differenzi da chi, ma a ragionarci, è un discorso che esulerebbe troppo dal tema.

Un po' delusi dal pranzo ci avventuriamo nelle vie di Bra, girando golosi tra banchetti ricolmi di ogni ben di dio. Di formaggio capisco relativamente, o meglio, mi piace tantissimo a livello di varietà di sapori e di storie che porta con sè, ma parlando di tecniche, di "stili" e di conoscenze approfondite non sono certo un esperto. Mi sono rifiugiato quindi nella stessa strategia che consiglio ai principianti della birra, quella dell'assaggio "selvaggio" di più varietà possibili e del seguire la semplice dicotomia "mi piace/non mi piace". Così, tra uno stand e l'altro, abbiamo potuto verificare di persona come (e il parallelo con la birra è sempre più valido), dietro i classici sapori un po' appiattiti dall'offerta dei grossi supermercati c'è un mondo attivissimo di sapori nuovi, soluzioni curiose e (ri)scoperte veramente notevoli.

altHo avuto una sorpresa dagli stand extra italiani, soprattutto da quelli in arrivo dal Regno Unito, che casomai si passasse, consiglio veramente molto. Tra meravigliosi Stichelton e ghiotti Cheddar abbiamo trovato un nuovo spazio di birre, gestito dall'importatore Ales&Co. Qui abbiamo rivisto il lato negativo delle feste di massa, con il servizio rivolto appunto alla massa. La povera Yakima Red scelta, spinata con un'abilità comunque non comune, era gelida e con manco una bolla di schiuma a coronarla. Niente contro la ragazza autrice dell'opera, ma due parole per spiegarle come non maltrattare il prodotto le si potevano anche dire prima....

Tolto questo, acquistati altre tonnellate di formaggi (anche la zona Francese ha violentato pesantemente il mio portafoglio), siamo rientrati all'orgine della giornata: piazza della birra e nuovo giro con vecchi amici. Dopo un assaggio sbagliato (Hopper di La Piazza, 30ibu parecchio fasulli in una birra che stracarica di luppolo in amaro raschiava la gola) e il solito fiume di visi conosciuti, chiacchere e quant'altro mi sono rivolto verso l'ultimo assaggio, la "Nazionale" di Baladin che tanta curiosità ha attirato su di sè.

Il progetto malto/luppolo/lievito "made in Italy" può piacere come non piacere, noi stessi mesi e mesi fa su queste pagine avevamo preso una cantonata memorabile fraintendo l'uscita di una birra per l'arrivo della creazione di Teo Musso. Fatto sta che ho avuto il piacere di investire venti minuti buoni chiaccherandomela al loro stand, divagando dal ruolo dei blogger alla birra nazionale, dal cliente medio del pub all'ultima trovata luppolosa. Confronto piacevole, che pur avendo opinioni non sempre coicidenti mi ha lasciato una buona "persistenza". Parlando velocemente della birra c'è da rendere il merito dell'idea o meglio ancora della comunicazione dell'idea. Tutto questo ovviamente in terre slow food, in cui certi concetti di territorialità attecchiscono con grande suggestione. Personalmente non sono un grandissimo fan dell'idea di legame territoriale tra materia prima e birra, vedondolo più come un prodotto figlio dell'alchimia donata dal birraio che dalla scelta di materia prima della zona.

Considerando poi il debole legame tra differenti sapori e origine territoriale del malto, ci rimane giusto il luppolo come piccolo (ma consistente a vederne le differenze di risultati) legame al territorio. La Nazionale che ho assaggiato alla fine si è rivelata una birra onesta, senza picchi incredibili di godimento ma senza essere neppure un bidone. L'equilibrio nel prodotto, parlando delle varie componenti, c'è e non c'è dato il forte contributo dato dal lievito che mette in po' in secondo piano la base maltata e la scelta dei luppoli. Il lievito se ho ben capito è lo stesso "made in Piozzo" dell'Elixir che quindi regala alla birra note speziate, un po' d'alcool al naso e una secchezza molto evidente. Da esperienza personale al pub, direi che venderà molto e per un produttore alla fine è un risultato più che auspicabile.

altChiusa la parentesi Nazionale, ci siamo congedati dalll'abbondante fauna di amici in zona e ci siamo diretti verso casa con molta carne al fuoco (o meglio, una spropositata quantità di formaggio nelle borse).

Come chiudere questa lenzuolata? I pensieri sono molti, qualche contrasto forse ma anche molta soddisfazione. La manifestazione è stata sicuramente una piacevolissima sorpresa di quanto di buono può uscire dalla ricerca di sapori più genuini e ricercati. Questo vale per il formaggio come può valere per tantissimi aspetti dell'enogastronomia, che rimane un tesoro prezioso da non sottovalutare. E' un segnale da cogliere anche la presenza massiccia di birra (presenza che ha nettamente scalvacato il più tradizionale vino, relegato in una gran sala a pagamento che non abbiamo visitato), sintomo di come l'esplosione della birra artigianale sia un fenomeno ben lontano dal raggiungere il picco massimo. Ripensando agli assaggi forse avremmo avuto bisogno di maggior tempo per esplorare meglio gli stand, abbondanti sia come numero sia come spunti di interesse. Chiudiamo quindi qui il nostro Cheese, sempre più soddisfatti dell'atmosfera che si respira nel "nostro ambiente" e sentendoci ogni volta sempre più a casa.



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