Lavorare dietro alle spine è un qualcosa che consiglierei a chiunque prima o poi si metta a fare la birra, che sia homebrewers o aspirante/futuro pro. L'utilità è facile da spiegare, attraverso una metafora presa dall'infanzia di molti di noi. Nel cartone animato Holly e Benji, il buon attaccante viene inizialmente posizionato in porta dal suo allenatore, per capire come ragionano i portieri e poter meglio segnare in seguito. Così il produttore di birra, stando dietro le spine e ascoltando i propri clienti/bevitori, può trarre utili spunti per poter trovare la giusta chimica e fare un qualcosa che può realmente piacere. Oggi però non volevo parlare di questo (l'argomento in un certo senso l'ho già toccato), ma di un piccolo aspetto personale che si ripete abbastanza di frequente nelle ultime settimane durante il servizio di sala.
Spesso infatti mi ritrovo coinvolto in lunghe chiacchierate con i clienti, raccontando stili o anedotti, scambiando opinioni e cercando riscontri nel prodotto che offro. Spesso la discussione finisce con una domanda, che mi lusinga sempre e mi fa sorridere : "Ma sei tu il proprietario? " . Ovvio che sentirselo dire fa sempre un gran piacere, perchè l'impressione che potrei esserlo mi fa sentire meno cialtrone mentre faccio il "cantastorie". Un po' conferma la mia tendenza personale a diventare abbastanza territoriale ed affezionarmi al luogo quando ricopro delle posizioni lavorative (almeno dove mi sento a mio agio), con la mia classica abitudine ad allargarmi e inglobare il contesto dove traffico.
Ovviamente il proprietario non sono, anche se effettivamente lo spazio di libertà di cui godo mi permette di agire in modo da creare il dubbio. Il dubbio suppongo nasca anche dal mio desiderio di raccontare e dalla disponibilità all'ascolto che spesso trovo nel visitatore. Questo ti dà un "grande potere", perchè ti ritrovi ad essere cantastorie per un pubblico che spesso non conosce il copione ma vuole saperne qualcosa. Forse dipende anche dal tipo di locale, che tendenzialmente attira appassionati (qualcuno) e curiosi del prodotto artigianale (tanti). Il rischio di questa situazione può essere anche quello dell'eccessiva lusinga nel sentirsi dare dell'esperto e cedere alla tentazione di andare oltre la propria parte. Essere onesti in questo, raccontare quello che si sa, magari intrattenere con una battuta o un aneddoto, ho scoperto essere regole basilari, che a volte qualcuno tende a dimenticare rischiando di sconfinare nella cialtronaggine o nell'eccessiva confidenza di sè (cosa che a volte in rete si trova, e in questo Kuaska non aveva tutti i torti).
Tutto questo mi ricorda anche un'altra domanda che mi sentivo porre durante i festival, quando curavo lo stand del Bad Attitude. "Sei tu il birraio? ". Anche in questo caso scattava subito il piacere di dare questa impressione e l'immediata smentita, per un ruolo da cui mi sentivo ancora più distante rispetto al "proprietario" che mi attribuiscono ora. Nei prossimi mesi invece questa cosa potrà cambiare in modo radicale, trovandomi coivolto in un progetto veramente importante. Avrei preferito forse maggior riserbo, ma quel chiaccherone di Paolo ha già spiattellato qualcosa sul suo blog. Tempo permettendo nelle prossime settimane racconterò anch'io qualcosa, attraverso queste pagine.. Intanto per cambiare chiudo con un video musicale che mi ronza in testa da qualche giorno..
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Commenti
In quale dei tanti sei dietro alle spine?
Losanna e Navigli, dipende dai casi.
La risposta non sottintende che l'altro faccia schifo, sia chiaro.
Navigli merita per ambiente e freschezza delle spine (il cambio è vorticoso dato l'afflusso), ma sono "solo" italiane.
Losanna per maggiore relax, cura al cliente e varietà delle spine, con scelte italiane e estere.
In linea di massima dipende da cosa cerchi tu.
Sono davvero contento per te
In bocca al luppolo
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