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Quest'anno potremo dire di aver sviscerato in ogni modo l'argomento Italia Beer Festival Milano 2011. Nell'articolo che presentava questo appuntamento avevamo già dato un po' di informazioni riguardanti l'organizzazione. Sostanzialmente le nostre aspettative sul cambio di location  si sono confermate, il Palasharp è pur sempre un palazzetto dello sport, ma più spazioso e accogliente rispetto al precedente, con l'unica pecca riguardante i bagni che per tutta la fiera sono rimasti in uno stato a dir poco pietoso. Ma, in fondo eravamo lì per la birra e non per essere coccolati in un grand hotel, apprezziamo i miglioramenti e passiamo ad argomenti più goderecci.

 

Iniziamo con una piccola postilla riguardante il cibo. Quest'anno, come preannunciato, si è voluto puntare sulle produzioni artigianali di salumi, mozzarelle e cioccolata. Nulla da dire sulla qualità dei prodotti, noi siamo sopravvissuti grazie ai panini con il salame caldo che, ad un prezzo popolare e quasi unica cibaria calda della fiera, andava giù che era un piacere. Un suggerimento per l'anno prossimo: diversificare e avere pietà per i vegetariani (e magari anche vegani), che avrebbero dovuto sopravvivere alla fiera ingurgitando mozzarelle (poveri vegani), magari buone ma non a prezzi popolari.

Passando alla birra, come tutti gli anni avevamo in mano la semplice lista dei birrifici presenti, ma senza indicazione delle birre che avrebbero portato, così come ogni anno abbiamo cercato di studiare un pochino per razionalizzare gli assaggi e non scoprire poi di essersi persi una chicca. Della lista fatta da Davide nel precedente articolo, abbiamo trovato quasi tutto e soprattutto qualcosa di più

Come si noterà dal seguito dell'articolo (che come sempre divide i nostri assaggi personali), il numero dei miei bicchieri è molto limitato, vuoi perché sono stata al festival solo nella giornata di sabato, vuoi perché ero stata designata come guidatrice ufficiale per il ritorno e reggendo il giusto ma non tantissimo non si poteva fare altrimenti.

Antonella

In apertura si parte con qualcosa di tranquillo andando allo stand a fianco, scelgo la Marsilia del birrificio Amiata, una golden ale con sale marino. Quando l'ho scelta, il pensiero è andato subito alla Gose di Lipsia, devo dire che poi assaggiandola non la ricordava quasi per niente. La Marsilia è una birra più dolce e il sale riportato negli ingredienti è solo una sensazione che rimane in bocca a fine bevuta, comunque una birra piacevole.

Temporeggio andando sul sicuro con un Rebelde di Orso Verde. Dopo le ultime delusioni questo assaggio ci soddisfa e ritroviamo la birra che ci ricordavamo con gioia, anche se forse ricordavamo un profumo di luppoli più invadente, ma con tutte queste luppolature in giro finisce che si fa fatica a ricordarsi perfettamente tutto. Sul banco c'era anche la Backdoorbitter spinata con il randal, peccato che mi sia passato di mente un secondo giro allo stand...

Assaggio successivo è dedicato alla premiata Ciculateria del birrificio Lungo Sorso, una oatmeal stout piuttosto corposa, quasi pastosa per dare meglio l'idea, il profumo è incredibile di cacao, poi il bicchiere fa però fatica a finire, forse le manca quel tocco di amaro in più che la renda più bevibile conservandone comunque la corposità. Di certo è la birra che mi ha colpito di più al naso, alla faccia dei luppoli.

Cambiamo ancora genere, faccio un giro da Pasturana memore della piacevole esperienza all'omonima manifestazione. Scelgo una Filo Fumo, birra affumicata molto equilibrata, dal corpo piuttosto leggero; messa a confronto con un'altra affumicata presente al festival (la nera affumicata del birrificio Sguaraunda) ha vinto senza ombra di dubbio la nostra piccola sfida.

Per l'ultimo assaggio della giornata mi affido alla scelta di Davide, che mi porta una Jugnior di Bi-Du. Ammetto che i primi sorsi non mi sono piaciuti, poi però sono stata contenta che non ci fosse più Davide intorno per rubacchiarmela. In sintesi, molto belga, equilibrata, con una lunghissima persistenza in bocca e scusate magari l'eresia, ma con il panino al salame caldo ci stava proprio bene alt

Davide

Nonostante le 24 ore passate nel festival dietro il bancone (leggasi post precedente), qualche buon assaggio sono riuscito a piazzarlo. Inizio dalla Riolite di Amiata (stand accanto al mio). Una Apa (?), buonissimo il luppolo al naso, un po' acquosa in bocca. Figlia del primo lavaggio delle trebbie usate per la loro Barley Wine (mi sfugge il nome), una birra comunque interessante ed estiva. Stacco dai luppoli e vado verso birrifici a me sconosciuti, approdando al Birrificio Sguaraunda. Assaggio la loro Nera affumicata con curiosità ma ne resto quasi subito deluso. L'affumicatura c'è, ma l'equlibrio dei malti è da riassestare, con una birra non pesante ma difficile da buttare giù.

Bisognoso di consigli vengo condotto dal buon Alessio di Pintaperfetta verso il birrificio del Ducato, dove non trovo l'affumicata che avevo nel mirino ma una Machete, una ipa piuttosto muscolare. Corpo consistente, caramello in bocca e una luppolatura molto buona la rendono una birra più facile da bere di quanto si direbbe. Finita abbastanza in fretta dai bevitori hopaddicted del sabato.

altAltro giro, altra birra e sempre trascinato da Alessio mi trovo in mano una Kuasapa di "na birretta" , apa in versione riveduta (meno alcolica) ma sempre gravosa come luppoli. Al naso è tanta roba ma in bocca è "peggio". Corpo tutto sommato esile rispetto a un IBU esagerato (ad assaggio direi tra 70 e 80), con un finale amaro da rastrello usato con forza. Non cattiva per carità, però adatta al feticismo più convinto e spassionato. Sempre condotto dalla sete luppolosa assaggio la Bitterland di Doppio Malto. Di bitter non c'è molto, si sentono luppoli americani e il corpo è meno beverino di quanto si immaginerebbe. Ad essere sinceri sul momento non mi era dispiaciuta, ma ora ne ho un ricordo un po' sbiadito. Forse qualcosa vorrà dire.

Sempre parlando di novità assolute non mi sono voluto far mancare la Zest di Extraomnes e la Workin Class Mild di Toccalmatto. La prima dell'accoppiata (se ho capito bene) è una base della loro blond (quindi ottima), con lievito da Saison e dry-hopping di citra. Quest'ultimo aspetto mi sembra caretterizzi in modo determinante la birra, dando al naso e in bocca il sentore limonoso e asprigno derivato dal luppolo. Il naso e il sapore sono quindi buoni, però forse squilibrati sul mono gusto (citra). Per fare un parallelo mi ricorda le prime birre assaggiate poco più di un anno fa con il Nelson Sauvin. Birre sicuramente buone ma che ruffianamente giocavano sul nuovo luppolo, mettendo sullo sfondo il resto. Un film insomma con grandiosi effetti speciali e trama ordinaria. Preferisco la blond in versione normale. La Mild di Toccalmatto per me invece rappresenta una novità assoluta, soprattutto per lo stile. Ammetto infatti di aver assaggiato forse una o due mild in tanti anni (mea culpa) e con tanta ignoranza in bocca mi sono quindi approcciato a questa versione italiana. Intanto si presentava molto bene, spinata a pompa con una schiumetta caffettosa e morbida, molto invitante. Il naso era delicato, leggero tostato, invito deciso al bere. I gusti riprendevano un qualcosa del tostato dell'olfatto, in un corpo non evanescente e di una bevibilità totale. Birra molto equilibrata, decisamente promossa.

altDopo tante novità ho cercato qualche vecchia conferma, fiondandomi da Beppe del Bi-Du per una Confine. Leggermente diversa da come la ricordavo, molto caffè/latte di aspetto e molto morbida in bocca, la Confine si è riconfermata una birra decisamente buona. Da un Beppe all'altro (insieme a Lorenzo) mi sono ritrovato al Rurale, per una conferma e una novità. La conferma l'ho trovata nella buonissima Seta, birra capace di ammaliarmi nonostante io personalmente abbia un brutto rapporto con lo stile (blanche), grazie a una speziatura molto morbida in una birra raffinata e decisamente setosa. Invece ho trovato la novità nella già celebrata Castigamatt, esponente di uno stile molto di moda ora come le black Ipa.  Di aspetto nero ma non penetrante, con riflessi mogano e una schiuma con sensazioni quasi verdi da luppolo, la castigamatt si è mostrata come una birra abbastanza equilibrata e non eccessiva come era nelle mie aspettative. Il corpo e i luppoli si armonizzano bene insieme, in una birra piuttosto beverina nonostante la gradazione. Io personalmente ci avrei messo più tostato e più luppolo, però mi rendo conto che sono un homebrewer eccessivo e un potenziale birraio da rinchiudere.. alt

Altra coppia di conferme e novità, prima nella Calypso, birra dall'aroma delicato e invitate, molto bilanciata e beverina, mentre la novità è stata nell'Inconsueta del birrificio Inconsueto. In teoria altra birra affumicata, dal naso inizialmente affumicato e quasi piacevole che subito lascia spazio a una serie di difetti. Probabilmente il lievito ha lavorato male, lasciando off-flavors di solvente e un po' di formaggioso. In bocca è dolciastra, ancora un filo di affumicato e tutti i difetti da lievito preannunciati al naso. Da rivedere in futuro, per ora ampiamente sotto la media della giornata.

Pascolando tra una pausa e l'altra del lavoro mi ritrovo allo stand del Bauscia dall'amico Stefano. Prima mi lascia un bicchiere che non so identificare, forse la Frea, finita in fretta (quindi buona) mentre cercavo un panino. Il secondo assaggio mi ha portato in bicchiere (a sorpresa) l'Ambaradan, la famosa barley wine dall'etichetta scritta a mano e fatta con l'aggiunta di fichi e zucchero di canna. Il naso pieno, intenso e inebriante aveva come nota principale un'ossidato molto piacevole e potente. In bocca risultava meno impegnativa dell'olfatto, avvolgente e con l'alcool evidente ma non fastidioso. Buona. La barley wine chiude degnamente la mia due giorni, di cui sicuramente avrò dimenticato qualche bicchiere e fatta anche di numerose birre del capo (detta così sembra l'amaro), scroccate durante la fiera, ma infondo qualcuno doveva monitorare la qualità dei fusti... alt

Conclusioni

altQuest'anno non vi riportiamo per l'ennesima volta costi e funzionamento del festival per i visitatori, il tutto si è mantenuto perfettamente uguale alle altre edizioni dell'Italia Beer Festival, una macchina ormai ben oliata, anche se avrebbe bisogno di riflettere sul solito lavandino sciacquabicchieri che fa dannare mezzo mondo... alt

L'impressione che abbiamo avuto è che l'IBF stia diventando una piazza sempre più importante in cui i birrifici possono mettersi in mostra, molto del pubblico non è in realtà interessato a quello che capita nel bicchiere, ma una buona fetta ascolta volentieri qualcosa in più se si trova davanti il birraio giusto e magari quello che quest'anno è arrivato allo stand cercando una weizen credendo di essere un esperto, l'anno prossimo potrebbe per lo meno chiedere una birra luppolata (che già per alcuni sapere cos'è il luppolo non sarebbe mica male...)

Inevitabile poi che un festival del genere favorisca i contatti, si ritrovano persone conosciute nei luoghi più disparati, a volte amici che non si vedono da una vita, qualche proprietario di locale che va in giro come falchetto, i soliti noti che fanno finta di niente, gli homebrewers che appena si riconoscono iniziano a parlare di attenuazione, luppoli e lieviti malefici...

Gran bel mondo quello dell'IBF (a parte la musica, ma si dice anche per scherzare alt )

 

 



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Commenti  

 
0 # Ospite 2011-03-11 11:12
Ciao Davide, solo per precisare che la birra si chiama Zest, anche se il nome del pianeta di Highlander sarebbe stato una bella idea.
Non fa dry hopping, ma il Citra è messo nel whirlpool.
Secondo me è caratterizzata sicuramente molto dal luppolo, che però da note più di pesca bianca ed uva spina, ma molto anche dal lievito saison che è quello che da la parte agrumata e pepata.
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+1 # Ospite 2011-03-11 12:36
Ciao Schigi e grazie del commento. Fa piacere rivederti qua.
Grazie anche per la precisazione sulla birra, nella folla è stato impossibile parlarne con piu' calma.
Abbiamo dimenticato di dire che nel concorso del festival si è piazzata prima, quindi un po' ne capisco poco io che l'ho apprezzata ma non esaltata, un po' forse ha pagato l'aspetto della novita'.
Tanto per fare cronaca la seconda è stata la TwoPenny che spinavo con gioia (quindi non sono attendibile nel dare un giudizio) e terza la Weizen di Manerba, che non amando lo stile non ho assaggiato al festival...
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0 # Ospite 2011-03-21 07:47
Bauscia, non Buascia! :lol:

Concordo sulla poca scelta gastronomica per i vegetariani, io e la mia ragazza siamo andati avanti a panini, io mangiavo i salumi e lei il pane..!
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0 # Ospite 2011-03-21 08:27
Errore di battitura. Più l'articolo è lungo e più è facile che te ne scappino un paio.

Faremo una sezione apposta per queste segnalazioni. ;-)
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