Oggi è venerdi ma noi ci sentiamo tanto guru della domenica. Quelli che durante la settimana sono notoriamente conosciuti come schiappe ma la domenica, aiutati da chissà quale entità magica o divina, riescono a mandare nel sette una biglia a velocità folle.
La premessa a tutto questo nasce da quei folli del Bad Attitude a Stabio, che nel creare una loro tasting room hanno promosso noi e altri blogger a "guru", con un misto di ironia e innovazione, provocazione e genialità. Se a questo si aggiunge, altro indizio di follia/originalità "ticinese", il piacere di Lorenzo nell'assaggiare i nostri intrugli, ci viene facile spiegare perchè due giorni fa abbiamo preso l'autostrada in direzione Varese prima, Lugano poi.
Del viaggio in sè abbiamo poco da raccontare se tralasciamo l'ennesima strada sbagliata e la strana sensazione che mi prende ogni volta che passo la frontiera, con pigri doganieri a guardare solo di striscio la nostra vettura. Il nostro arrivo al birrificio è casualmente puntuale, mentre quello del nostro amico birraio tarda di un'ora, tempo sufficiente per "sparlarne" con Alessandra, pia collaboratrice e creativa del Bad (la linea grafica è merito suo). L'arrivo di Lorenzo è un torrente preso dalla sua quotidianità "commerciale" (ci accoglie mentre "filosofeggia" al telefono su pesi e volumi delle palette). Da qui il pomeriggio scorre in un immancabile serie di assaggi, racconti, anedotti e perle varie mentre in bicchiere ci arriva una bella fetta della gamma ticinese.
Evito di raccontare i singoli bicchieri, o singoli racconti per non scadere nell'anonimo racconto descrittivo della giornata e lascio spazio a un po' di pensieri sparsi che affiorano spontaneamente. Innanzitutto è stato un piacere fare visita a un amico che ci ha accolto in modo schietto e sincero, simpatico ed estroso. L'aspetto umano della giornata è stato quello più piacevole e interessante, un ritrovo tra persone con gusti e pensieri a volte simili, a volte opposti ma sempre piacevoli da ascoltare. Osservare il birrificio da dentro, nel suo operoso svolgersi mi ha fatto apprezzare un mondo che non si chiude nella freddezza tecnica ma che da spazio alle personalità differenti che poi effettivamente si manifestano nelle birre, anche nella versione di "storie liquide" che tanto piace a Lorenzo. Un birrificio quindi in movimento, narrante e che è divertente sia da raccontare che da vivere in prima persona. Sicuramente ci tornerò, anche solo per trafficare un po' davanti a un impianto professionale e imparare qualcosa da chi ha un'esperienza diversa, che chissà, potrebbe tornarmi anche utile per quando diventerò "grande".
Della giornata ha fatto parte anche uno scambio, in cui come al solito usciamo avvantaggiati, fatto dell'assaggio della nostra Perfida (io non dico nulla, al limite commenterà Lorenzo) e dal ricevimento del pacchetto "campioni", destinato ovviamente ai guru (così torno al titolo). Nel pacchetto, che stiamo assaggiando proprio ora, abbiamo trovato due Hipster e due Rudolph.
La Hipster parte strana già dalla sua definizione di Pilsener wine, che ci mette in guarda sulla particolarità della birra. Aperta fa una bella schiuma bianca, compatta, con bolle medie. La birra si presenta di colore dorato, abbastanza velata e con molto lievito in sospensione. Il naso riprende l'atipicità della birra, con un forte sentore speziato di coriandolo, leggero pepe, alcool, resine del luppolo e il ritorno del lievito con crosta di pane e un accenno di maltato. In bocca è di media carbonazione con una ripresa di speziato e un abboccato all'inizio dolciotto ma falcidiato da un amaro non fortissimo ma sicuramente persistente. Una birra che è piaciuta abbastanza a entrambi, a me soprattutto per l'atipicità e la gradevolezza data dal coriandolo.
La Rudolph invece è una birra "natalizia", e qui già possiamo accantonare qualsiasi desiderio di categorizzarla. Versata ci regala una schiuma abbastanza fine, cremosa e durevole. Il colore è ramato con riflessi aranciati, molto bella e con una velatura inferiore alla Hipster. Il naso è un gioco intrecciato di spezie, con un primis ginepro, poi zenzero, lievito, alcool, un'idea di esotico e un qualcosa di maltato che ci fa pensare alla dolcezza. Dolcezza che in bocca c'è ma è subito coperta da spezie e luppolo, spezie soprattutto con un richiamo evidendente dato dal ginepro (o è abbondante nella dose, o sono io particolarmente sensibile al sapore). A differenza della Hipster questa birra ci ha diviso, con Antonella più scettica e io più convinto. Suppongo dipenda dall'affezione/disaffezione per gli ingredienti usati, spezie soprattutto che oltre a essere dichiarati in etichetta ci sono nettamente anche in bocca. Nella mia idea di natalizie forse manca un po' di corpo, di ciccia anche se mi rendo conto che questo aspetto fa parte dello stile del birrificio su un po' tutta la gamma.
Concludo con alcune notazioni su entrambe le birre, che meritano di essere ricordate. Entrambe le birre sono confezionate nel vetro, in una bottiglia molto leggera e dall'aspetto un po' "vintage" (odio il termine... ). La Hipster è fatta con ingredienti biologici (ad eccezione ovviamente di acqua e lievito), mentre la Rudolph porta con se una storia (liquida) fatta di solidarietà che mi piace ricordare. Una fetta del ricavato infatti verrà devoluta a un'associazione bolognese, Piazza Grande, impegnata nell'assistenza dei senza tetto. Potrei gettarmi nella banalità dell'essere buoni e del natale, però suppongo che ognuno abbia una propria testa per ragionare e capire come certe iniziative vadano, fortunatamente, oltre alle logiche commerciali e di marketing. Concludo qui il papiro, ringraziamo Lorenzo per l'ospitalità accordataci e tutto il resto. Se passate vicino al confine, e l'omino con i baffi della frontiera non vi fa paura, oltrepassate quel limite in tutta tranquillità, potrete avere solo piacevoli sorprese.
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Commenti
Ti aspetto ancora quando vorrai anche perché ho dimenticato di darti la campionatura di luppoli. Altrimenti che tastino room sarebbe se non vi facessi lavorare sulle materie prime.
Grazie ancora
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