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Dedichiamo il post odierno alla nostra prima visita alle Bire de Nadàl presso il the Dome di Nembro, durante la giornata di sabato scorso. Come al solito scegliamo tatticamente la data della visita, cogliendo l'offerta più ricca (prevedeva come offerta aggiunta le birre di Extraomnes e la presenza di Nicola Perra di Barley), insieme alla comodità di viaggiare nel pomeriggio di una giornata di sole splendido.

La formula dell'evento è abbastanza consolidata, con un'offerta di spine veramente mostruosa, i soliti ticket per gli assaggi e una cucina semplice ma di assoluto livello (anelli di cipolle e la casòla definitiva). Il tema della giornata, le birre natalizie, viene rispettato in gran parte (qualche spina "Off Topic" c'era, anche solo per "riposare" il palato) con birre brassate appositamente per il periodo festivo.

La birra natalizia in sè è un non-stile, presentando ampia libertà al birraio anche se spesso tende ad avere alcune caratteristiche comuni. L'origine delle birre natalizie ha legami molto forti con il Belgio (e la lista birra lo dimostrava) e la speziatura, anche se oggi capita di trovare ottime interpretazioni dello stile anche in Italia, Stati Uniti, Scandinavia e in generale un po' dovunque. Insieme alla possibile speziatura, solitamente, parliamo di birre molto warming, avvolgenti e riscaldanti, caratterizzante da un corpo molto pieno e una gradazione alcolica piuttosto importante.  Questa linea comune è stata sostanzialmente rispettata, dando già le vertigini alla testa solo sfogliando l'abbondante lista di birre a disposizione e suggerendo un procedere "cauto" per non saturarsi subito nei sapori. Ora passiamo ai singoli assaggi, non abbondanti numericamente ma molto significativi per il palato..

La mia prima birra è volutamente fuori tema, per sfruttare il palato ancora vergine da gusti dolciosi e alcolici. Mi butto così su una Ignis et Flamma, versione interpretata da Struise dell'olandese Vuur & Vlam. La birra mi viene spinata a pompa, è a temperatura ambiente, bella schiuma. I profumi sono delicati e luppolosi, la birra apparentemente poco corposa e beverina, con un finale secco e piacevolmente amaro.

Introdotto al festival da una mosca bianca, mi butto a capofitto su una birra natalizia bella spessa, prima perla come rarità e bontà della giornata. La scelta cade sulla Tsjeeses Reserva 2009, una tripel di grandissimo carattere. Si presenta con una schiuma bella compatta, un colore dorato intenso e profumi piacevolissimi. Si sente il lavoro del lievito, tanto dolce, spezie come la cannella, frutta secca e matura come uvetta o prugne. Tanta tanta roba insomma. In bocca è piena, riscaldante, dolce ma ben bilanciata. Una birra dal sapore compatto, splendida.

Dopo questo assaggio capisco come debba buttarmi subito nella parte degli assaggi fondamentali della wishlist, prima di trovarmi troppo intorpido dai sapori per giudicare la verticale che attendo da giorni. Ovviamente parlo della serie De Dolle, con una verticale praticamente unica di Stille Nacht, dal 2006 al 2010, tutte alla spina.

altSfruttando i commenti entusiasti origliati in sala, parto dalla 2006, salendo fino alla 2009. Evito una scheda per tutte, sottolineando gli aspetti più interessanti. La 2006 si è dimostrata sicuramente la migliore, molto dolce ma insieme complessa. Un bel cappello di schiuma, aromi entusiasmanti, dolce, spezie, frutta candida, frutta secca, meraviglia totale. La 2007 si presentava praticamente senza schiuma, più secca e meno avvolgente. Sottotono (sempre in ottica comparativa della verticale, non in senso assoluto) la Stille del 2008 mentre ho trovato molto informa quella del 2009. Ho saltato la nostra annata 2010 , un po' perchè è quella che troverò in bottiglia in questi giorni, un po' per aver letto e sentito in loco alcuni commenti abbastanza preoccupati sulla riuscita della cotta.

Qualsiasi cosa dopo questo tour de force rischiava di uscirne male, così ho puntato sul "sicuro" della qualità Barley. Nel bicchiere ho apprezzato una BB Evo, birra anch'essa favolosa, molto morbida, vinosa, calda. Il passo successivo è stato uno stacco totale e una gradita sorpresa. Nel listino figurava la Abbaye de Saint Bon-Chien 2008, origine svizzera, totalmente spiazzante. Il naso è acetico, cuoio, animale, lievito. In bocca è di una acidità risplendente, con sentori di limone, un po' polverosa e con l'alcool incredibilmente nascosto (forse considerato anche i mattoni bevuti prima). Ribattezzata subito come la birra vigliacca per come nasconde il suo spessore, ma sicuramente promossa ed apprezzata.

Si arriva alla fine (prima che mi date del beone, sono quasi 4 ore di assaggi i miei), con la Black Damnation Coffee Club di Struise, la IV della serie se non sbaglio. Il caffè si sente tutto, quasi eccessivamente in una birra dal corpo importante (tanto per cambiare oggi). Buona, il "caffè" che ci voleva a fine cena.

Saturi e felici ci dirigiamo nell'auto, ovviamente l'etilometro borbotta contro di noi e ci "costringe" a un'oretta di pausa riflessiva prima del rientro serale.

Ultimi commenti e poi arriviamo ai saluti. Le bire de Nadal è stata sicuramente una manifestazione di livello assoluto, con birre rare, favolose e praticamente senza sbavature. Una fila di fuoco così intensa farò fatica a rivederla e mi è dispiaciuto poterci stare solo una giornata, quando c'era "materiale" di studio sufficiente per qualche giornata extra.

L'unico lato negativo della nostra vista, confermato leggendo in giro anche delle altre giornate, è stata la presenza di appassionati veramente scarsa (numericamente parlando). Poca pubblicità, o c'è da prendere a solenni calci nel sedere qualche appassionato troppo pigro? E' un peccato, perchè certe perle sarebbero da valorizzare con una presenza massiccia, in grado di incentivare l'aumento degli incontri (o anche solo la conferma per quando c'è un buon lavoro).

Concludo con i miei complimenti a Michele a tutto staff del The Dome, sperando di ritrovarci il prossimo anno.



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