Come già detto, questo venerdì siamo andati a fare un giro all'Isola che non c'è, evento natalizio organizzato da La Locanda del Monaco Felice con la collaborazione della Compagnia del Luppolo. Nonostante un'orario un po' rischioso (essere in tangenziale a Milano alle 18.30 non è mai il massimo della vita) il viaggio scorre liscio con la nostra fidata Ramona che ci fa navigare fino a destinazione e i Monks a fare da sottofondo cialtrone per iniziare ad entrare in atmosfera con la serata.
Ad attenderci a Suisio, temperature veramente gelide e i primi momenti nel tendone "riscaldato" senza tutta la folla che si ammasserà dopo sono stati davvero difficili, soprattutto quando in mano hai anche un birra gelida e l'unica fonte di calore rimane il sempre ottimo salsicciotto olandese (frikandel). La storia si divide in due su i nostri assaggi:
Antonella
Per iniziare, decidiamo di partire da una dei nuovi birrifici che sembra stia già riscuotendo notevole successo. Parliamo del Birrificio Via Priula di San Pellegrino Terme, i cui fondatori sono diventati famosi per passaparola ancora quando erano solo homebrewers soprattutto dopo aver vinto lo scorso concorso di Piozzo con una clone della Gonzo. Entro la fine della serata avremo assaggiato la loro intera collezione, iniziamo con una Bacio, una american pale ale ben equilibrata, bello il corpo e i profumi tipicamente americani, l'amaro è ben presente ma non lascia una persistenza fastidiosa.
Seguo un ordine cronologico, quindi abbandoniamo per un momento il Via Priula per parlare invece di un birrificio ormai conosciuto e affermato. Dall'Orso Verde decido di iniziare l'assaggio di birre natalizie, per la ricetta del natale 2010 troviamo tra gli ingredienti melata. Quando si sentono questi ingredienti in genere si inizia a temere il peggio, non in questo caso. La melata in questo caso non è assolutamente invadente e non copre la mano caratteristica del birrificio, lasciando un po' di amaro equilibrante. Interessanti sono invece i profumi (o più che altro i "retroprofumi" dato il bicchiere di plastica), su tutto inebrianti fiori d'arancio.
Ritorniamo ad uno dei nuovi birrifici, dopo molte difficoltà finalmente possiamo assaggiare la produzione del Birrificio Endorama. Scelgo la Milkyman Milk Stout, come da stile con aggiunta di lattosio, il corpo è leggero e morbido, buoni i profumi tostati e in bocca su tutto una gran liquirizia. Secondo me, una milk stout ben riuscita e non banale nella sua semplicità.
Per continuare, una Confine del Bi-Du, birra di cui mi avevano già favoleggiato meraviglie, assaggiata a Milano con un po' di delusione (più per gusto personale, che per la birra in sè) ed ora riassaggiata con soddisfazione. Una robust porter dal bel corpo, in cui si ritrovano tutte le note del malto tostato (caffè, cacao e liquirizia per intenderci) e una schiuma pannosa che ti introduce perfettamente alla birra che poi andrai a sorseggiare.
Infine arriva il momento di assaggiare la famosa Camoz del Via Priula (temendo che il guardiano della locanda abbia già svuotato il fusto).
Questa birra, come già detto, nasce come clone della Gonzo della Flying Dog e data la particolare passione per quella birra non si poteva non assaggiarla. La schiuma di un bel colore nocciola è persistente fino all'ultimo sorso anche nel bicchiere di plastica, una birra dal corpo morbido e denso, i malti tostati la fanno da padrone e gareggiano con il luppolo Cascade anche in dry-hopping. A mio parere non è un clone perfetto dell'amata Gonzo, ma di certo l'ispirazione è chiara ed ora è anch'essa entrata a far parte delle birre "amate", tanto da meritare subito un secondo giro.
Davide
La narrazione dal mio punto di vista segue un filo logico leggermente diverso. Sicuramente ho bevuto birre (parecchie) e sicuramente ho trovato ottimi prodotti da raccontare. Però prima mi piace parlare delle persone. L'isola che non c'è per me è stato un festival di persone, di visi, di racconti, di cialtroni (parecchi pure quelli), di vecchie e nuove conoscenze. Già la scelta del nome nel festival denota il suo lato fiabesco, la ricerca di un posto dove la fantasia e l'immaginazione possano volare come Peter Pan. Così sono felicissimo di aver ritrovato Claudio in grande forma, "agglomerante" per molti amici e appassionati. Ora però passo sulle birre, cosa che immagino interessi i più, riservandomi ancora qualche flash sui personaggi trovati.
Arriviamo nel tendone e lo troviamo ancora poco frequentato, colpa il nostro orario da impiegato al primo giorno lavorativo, e ci buttiamo su i nuovi arrivati del Via Priula. Decido di assaggiare la loro apa ma dallo sguardo di Antonella capisco di averle rubato la prima scelta che baratto quindi con la loro Pils.
La birra è abbastanza limpida, corretta, beverina anche se un po' gelida (problema abbastanza rilevante sulla apa). Sorseggio rilassato e approfitto anche per la cena con delle meravigliose frikandel (italianizzate in fricandelle). L'avere scelto la soluzione albergo mi permette più relax nel bere e mi concede di buttarmi anche su birre stra-conosciute ma sempre piacevoli. Nella rete quindi cadono prima l'ArtigianAle del comasco Bi-Du e poi la Lumina del Civale. La prima è sempre fantastica, esempio per chi vuole fare una birra di carattere ma equilibrata mentre la seconda la trovo leggermente sottotono (credo dipenda dal bicchiere) pur mantenendo profumi agrumati e beverinità in buona dose.
I più interessanti , almeno in apparenza, solitamente sono i nuovi arrivati così ci fiondiamo nel nuovissimo Endorama, birrificio che presentava le sue bottiglie e le sue scelte stilistiche piuttosto atipiche. Opto come prima scelta per la sua Malombra, una saison che non è una saison nella pratica. Il naso è tutto luppolo, con quello che chiamo aroma "toccalmatto" dato dal Sorachi Ace con toni esotici, piacevolissimi ma che in una Saison stanno come le cozze a colazione. La birra però mi piace, precisiamolo subito. Sempre in tema Endorama, dal bicchiere di Antonella mi bagno il becco con la Milkyman Milk Stout, anch'essa un po' atipica con sentori marcati di liquirizia e un po' meno dalla dolciosità del lattosio. Decidendo di finire la missione "Endorama", passo alla loro Apa Vermillion con luppoli Chinook (se ricordo bene, forse era Centennial.. dubbio) da amaro in dosi massicce e una componente di aroma dato dal classico Cascade. La birra è molto aggressiva, gratta e raschia in un amaro molto persistente. Mi sono già espresso su scelte simili in passato, sono sicuro che la Vermillion troverà una buona schiera di appassionati mentre io mi mantengo abbastanza tiepido sul risultato.
Chiusa la pratica endorama incrociamo Fabio, nostro lettore (dal calore dimostrato azzerderei quasi fan... accidenti
) e homebrewer. Ne esce una chiaccherata e uno scambio di reciproche bottiglie home-made. Le sue bottiglie ora sono al sicuro, assaggeremo quanto prima.. ![]()
Riscaldati nell'animo dai complimenti, ma gelati dall'ambiente ci rifugiamo all'interno della locanda dove troviamo Schigi a presidiare il banco ombra. Banco ombra che per sfighe varie organizzative finisce in mano quindi alle birre dell'ExtraOmnes. Detta così sembra che ci sia andata male, invece.
. In mano mi arriva una Kerst, birra natalizia come concezione e peso alcolico, presentata da Schigi come un'alta fermentazione con l'aggiunta della componente mele. Il naso è molto belga, abbastanza alcolico e caldo. In bocca è molto dolce ma si sente anche nettamente l'apporto delle mele che ne aggiungono una freschezza e una leggera acidità. Resta comunque una birra da meditazione e da bere con attenzione (anche per il tenore alcolico). Mi piace e sono felice di poter finalmente scambiare qualche parola rilassata dopo qualche vecchio (e superato) scazzo da forum.
La Kerst è buona ma arriva presto, dando un picco alcolico difficilmente superabile. Così usciamo, e si torna da Via Priula, direzione Camoz. La birra è entusiasmante (la migliore della serata), imperial stout piena e atipica. L'ispirazione è la Gonzo della Flying Dog, di cui mantiene un taglio abbastanza netto dato dalla "smodata quantità di luppolo usato in dry-hopping" (cit birraio). Mentre presidiamo Via Priula altro giro di racconti hb e osservazione della fauna locale, sempre più abbondante e calda. Scorgiamo anche la coppia che tra noi rinominiamo Asterix e Obelix (le fattezze di entrambi c'erano tutte), con il secondo impegnato nella sfida personale contro la Camoz, arrivata da racconti al decimo round (e chissà finita quando).
I giri successivi (la faccio breve) sono di Nubia (buonissima), Eil di Hibu (troppo dolce, sbilanciata), Ulula di Civale (ricordi dubbi.. ) e una Rebelde purtroppo lavandinata per difetti abbastanza evidenti (chimico, saponoso.. ). Da bicchieri altrui anche assaggi di Xtrem (dolciosissima, quasi mi ricorda le "Big Babol" dell'infanzia) e una NatAle bella speziata.
Gli assaggi finiscono (anche se ho il sospetto di averne dimenticati alcuni... ) con una Westy 2005, ma qua il nostro racconto si ricongiunge.
Conclusioni
Dulcis in fundo ci arriva una Westvleteren 12, bottiglia della cantina di Alessio, 5 anni che attendeva di essere bevuta. Piace ad entrambi nonostante la partenza in salita. Infatti il naso inizialmente è un po' vigliacco, fa paura per un lieve accenno di infezione. Poi la birra si apre, respira, ti coinvolge, splendida.
Questo assaggio conclude la nostra serata, e ci porta alla conclusione dell'articolo.
Essere alla locanda è sempre bello, con una fauna di beerlovers di tutto rispetto al comando di un Claudio che potete ammirare poco sopra
... Il festival ci è parso ben riuscito, con buone birre e buona compagnia. L'isola che non c'è esiste, basta cercarla bene, seconda stella a destra e poi....
ps, altre foto sul nostro album di flickr
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Commenti
Al naso è un fantastico trionfo di luppoli americani ovviamente. In bocca me l'aspettavo un pò diversa, ho notato un lieve saporino che stonava. Ma nel complesso è sicuramente un ottima birra
Adesso aspetto le vostre critiche sulle mie
Ciao e alla prossima!
Per le tue ci attrezziamo a breve e ti facciamo sapere..
ciao!
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