Nonostante sia domenica suona la sveglia, ci alziamo, direzione cucina e caffè caldo. Sorseggio e sfoglio la lista dei birrifici presenti, passando in rassegna mentalmente i visi conosciuti e le new entry. La lista odierna comprende : Bacherotti, Bad Attitude, Bauscia, Civale, Croce di Malto, Henquet, Inconsueto, Lungo Sorso, Piazza dei Mestieri, Rurale, San Paolo, SorA'laMA' e Un Terzo. Il baricentro geografico mi sembra spostato sul nord-ovest italico ma infondo la cosa è normale, oggi è giornata di IBF, alla sua prima edizione torinese.
Il nostro programma odierno è studiato sulla visita domenicale, scelta tattica già usata in passato e che ci ha dato buone soddisfazioni a livello di comodità di accessi (la domenica all'apertura l'affluenza è minore) e comodità di rientro senza dover fare eccessivamente tardi. Ci infiliamo in macchina con l'obiettivo di arrivare per pranzo, l'autoradio propone una canzone country e penso al texas mentre scorre l'autostrada in pieno acquazzone, particolari non proprio coordinati ma oggi ci arrangiamo così.
Arriviamo a destinazione con piccoli intoppi da navigatore mai rodato e ammiriamo la scelta della location della giornata, il palavela. La struttura (suppongo più che utilizzata nelle ultime olimpiadi) ha un aspetto futurista e morbido, ci piace e ci piacciono i parcheggi piuttosto agevoli. L'IBF propone un'entrata a 6€ (compreso il bicchiere da degustazione) e gettoni da 1€ cadauno. Assaggi da 0,10 cl a un gettone, 0,25 cl a 2 gettoni, prezzi quindi particolarmente popolari.
Entriamo e studiamo l'ambiente, una piccola porzione del palavela ma più che sufficiente per la dozzina abbondante di birrifici presenti, ognuno con il suo banchetto e le spine in bella vista. Non facciamo in tempo a ambientarci che incrociamo subito Paolo Polli, presidente di quel ADB che nella sua sezione piemontese è tra i maggiori artefici di questa giornata. L'incontro è positivo (dopo qualche scambio di battute in passato meno riuscite), ci sorride e ci guida subito verso la sua "creatura", il birrificio Bauscia di cui qualcosa in passato avevamo già assaggiato, con riscontri mediamente positivi.
Nel bicchiere ci troviamo la "Milano da Bere" , nome geniale per una pils su cui il gruppo Bauscia pare credere molto. Paolo gentilmente ci avvisa che il prodotto è ancora abbastanza giovane, cosa che si rivela subito all'assaggio. La birra è corretta, piuttosto in stile anche se ancora un po' dolcetta. Al naso forse manca un po' di verve da luppolo in dry-hopping, ma si può ritenere un'ottima base su cui puntellare il prodotto futuro. L'etichetta è tutto un programma, con un Paolo Polli truccato in modo irriconoscibile a ricordo degli anni 80', con Robert Smith a modello. Il risultato è alquanto pittoresco ma divertente.
Qui apriamo i nostri racconti con i rispetti assaggi, prima i miei (Davide) e poi quelli di Antonella. Purtroppo io ero in fase calante da influenza, con un naso a mezzo servizio..
Davide
Il primo assaggio è collegato al pranzo, con piadine (sostanzialmente le stesse, buone, servite al Bq di Milano) accompagnate da una Milady del Rurale. Metto insieme capre e cavoli, pranzando piuttosto bene e assaggiando un prodotto di un birrificio a noi particolarmente amico. La Milady forse tra i loro prodotti è quello che amo di meno ma anche quello che da HB studio di più. La birra che assaggio è buona, caratterizzata dal dry-hopping di Challenger, a cui forse manca ancora un poco di spinta aromatica per essere totalmente riuscita.
Finito il pranzo, mi dirigo lanciato verso il Birrificio San Paolo, di cui si fa un gran parlare della nuova Harvest, con luppoli freschi coltivati in Italia. Il mio desiderio sfuma verso una Ipè dopo aver constatato che il fusto dell'Harvest verrà attaccato più in avanti. Il bicchiere che mi trovo in mano non è sicuramente da intendere come un ripiego, una birra che già assaggiammo a Milano e che in questa occasione trovo anche migliorata. Il birraio ci conferma una versione rinnovata dell'Ipè, con un dry-hopping molto intenso di quattro luppoli (a memoria ricordo Simcoe e Cascade), dando un bouquet aromatico molto ricco con agrumi e fruttato in evidenza.
Rimango nel territorio del luppolo e mi dirigo verso il Birrificio Civale, mai assaggiato in passato, mente sgombra da pregiudizi e molta curiosità. Dopo essermi fatto raccontare della gamma disponibile mi oriento verso la Lumina, birra brassata lo scorso maggio per festeggiare il primo anno di attività. La schiuma è bella morbida, consistente. Il colore è un giallo paglierino abbastanza carico e il naso è un piacere. Pompelmo ma soprattutto tanto tanto mandarino e una nota di esotico (qualcuno dei nuovi luppoli "pacifici" ? ). In bocca è molto beverina, pulita, piacevole. Una birra rinfrescante, equilibratissima e non esagerata. Approvata.
Condotto abbastanza dal caso approdo al birrificio Un Terzo, in cui un cordiale birraio mi porge la Duca D'O, in stile American Pale Ale. La Duca D'O a differenza di altre apa assaggiate nell'ultimo periodo gioca molto sul bilanciamento tra corpo e luppoli, senza estremizzare l'apporto aromatico (comunque molto presente) grazie a una scelta precisa di ammostamento in singolo step e a temperatura abbastanza alta. Il risultato è una birra con una buona quantità di zuccheri non fermentati e quindi arruolati nel costituire un "fronte" contro l'invadenza sia aromatica che amaricante del luppolo. Una scelta apprezzata, anche solo per staccare da una certa ripetitività che inizio a notare nello stile.
Abbandono le lande del luppolo e cerco un qualcosa più maltato e dolce, magari speziato. La scelta arriva con un'altra mia new entry, nel piemontese Lungo Sorso e mi oriento verso la loro Speziale. Mentre affondo il mio malaticcio naso ripenso subito a una frase must per ogni homebrewer (mi pare di Sam Calagione) " Nel dubbio con le spezie, dimezza. Nel dubbio con il luppolo raddoppia!" . Il saggio consiglio in questo caso non è stato seguito, con una speziatura abbondante che sbilancia l'equilibrio della birra verso un qualcosa di simile a una tisana. Non dico che sia da lavandinare (anzi), sicuramente si presta all'apprezzamento solo di chi ha un legame intenso verso anice stellato, pepe insieme ai toni tolci e maltati.
Masticando ancora dolce ci dirigiamo verso una luminosa sala dove troviamo il laboratorio di degustazione di birre del birrificio Loverbeer e formaggi della fattoria Fiandino, le prime presentate dal loro creatore Valter Loverier e i secondi da Lelio Bottero. Le birre di Valter sono tutt'altro che banali sia nelle scelte che nei sapori effettivamente riscontrati, mettendo particolarmente in difficoltà formaggi (buoni) ma troppo "leggeri" per tenergli testa. Così assaggiamo prima la classica Madamin, birra acida di ispirazione belga (Fiandre), vinosa e bilanciata poi una buonissima D'Uvabeer, fatta con mosto d'uva freisa, fresca, dissentate e lievemente acidula, morbida. Ultima tappa la Papessa, Imperial Stout abbastanza inusuale, molto tostata e affumicata nell'aroma, con un taglio secco e sapori di caffè e amaro intenso, forse dato dall'uso di Columbus come monoluppolo.
Finito il laboratorio ci resta il tempo per un paio d'assaggi prima di ritrovare finalmente Lorenzo Bottoni del Bad Attitude, arrivato in palese ritardo (si scoprirà poi disperso nella città alla ricerca di idee e ispirazioni accompagnato dal fido Iphone). Tornando un attimo alle birre, faccio a tempo ad assaggiare la Canderium, alla ricerca di un qualcosa di diverso e più natalizio.
La birra mi arriva purtroppo gelida (preventivamente avvisato dal birraio), dandomi tempo per scambiare due chiacchere con i prodottori e ripromettendomi una visita agli impianti. Appena riprende un po' di calore e vita la candrerium mostra un'anima belga, abbastanza dolce, con al naso nocciola e caramello. Purtroppo arriva male (fredda), con io mal messo (influenza) e abbastanza saturo dagli assaggi precedenti. Dovrò rivederla prima di dire qualcosa di sensato.
Cercando un momento di riposo mi dirigo quindi verso Lorenzo del Bad, sia per scambiare due parole sia per offrire come lascito una bottiglia della nostra Zapata (terza cotta), promessa dopo un dialogo abbastanza cialtrone sul suo blog.
Lorenzo è un fiume in piena, ricco di intuizioni, idee, riflessioni. Lascio la mia Zapata, ne ottengo due Hobo (mi sa che nello scambio ci ho guadagnato
), ci diamo appuntamento per il post natale quando la nostra "Perfida" sarà pronta. Speriamo di trovarla potabile tra un mese.. ![]()
Ultimo assaggio prima della fuga è l'Harvest del Birrificio San Paolo, rimasta in sospeso tutto il pomeriggio e in cima alla lista dei desideri. Quest'accoppiata di eventi probabilmente mina il tutto, in quanto l'attesa mi ha dato tempo di saturarmi come desideri e sapori e le aspettative spesso giocano un brutto scherzo. La birra è buona, per carità, però non la trovo rivoluzionaria come speravo. L'idea del luppolo casalingo è da apprezzare, i profumi sono buoni, il corpo corretto. Ma la stanchezza vince sulla bontà, e anch'essa finirà in riassiaggio alla prima occasione. Lascio la penna ad Antonella, io vi ho tediato a sufficienza.. ![]()
Antonella
Si inizia con qualcosa di buono e conosciuto per accompagnare il pranzo, la scelta cade sulla Blackout del Birrificio Rurale. Buona come sempre, mi è molto utile per un confronto con i nostri esperimenti sul tema dry stout, ci posso ritrovare con soddisfazione alcune caratteristiche in comune pur ben consapevole dell'evidente differenze nella ricetta, la nostra si è mantenuta su scelte più classiche per i malti.
Il secondo giro è al Birrificio San Paolo. Decido di rischiare e prendere la loro "birra natalizia", anche se finora non mi è ancora capitato di assaggiare una buona birra natalizia italiana. La Hemlock si rivela una birra piuttosto equilibrata, cosa non semplice quando si inizia a pasticciare in modi assurdi per cercare di ottenere qualche sottospecie di birra dolciosa che richiami il natale. Nella ricetta è ben presente il coriandolo e bucce essiccate di chinotto, che danno al birra una speziatura interessante e per niente sgradevole.
Sempre per rimanere sulla scia natalizia, passo alla Punto di Fuga del Birrificio Civale, una birra fatta con miele d'acacia e luppolo nelson sauvin. Al naso è molto interessante e anche le prime sorsate sono piacevoli, il miele d'acacia è molto delicato e forse proprio la scelta del luppolo dà quella freschezza necessaria a bilanciare la stucchevolezza del dolce. Tuttavia queste buone sensazione vanno pian piano a perdersi nei sorsi successivi, i profumi si attenuano e inizia a predominare il miele e a questo punto diventa una questione di gusti.
Si torna al Birrificio Bauscia per assaggiare la Sesi, una saison dalle spiccate note pepate, non molto carbonata per lo stile, in bocca lascia una buona sensazione di freschezza e una leggera acidità. Una giusta pausa per far riposare i sensi da speziature un po' meno canoniche e rischiose rifugiandosi in percorsi più familiari.
Vorrei concludere il giro si assaggi con qualcosa di diverso e quasi per caso decido di prendere una Two Penny al Bad Attitude, birra che avevo assaggiato solo una volta nel famoso formato in lattina. A volte si viene proprio accontentati e la scelta è giusto quello che andavo cercando per concludere. Una porter assai sostenuta e avvolgente, mi ha regalato una persistenza di cacao e tostato che mi ha permesso di andarmene con un sorriso da questo IBF.
Con questo bicchiere termina il nostro IBF, facciamo a tempo per un'oretta di passeggiata (anche solo per passare il test dell'etilometro con tranquillità) e ci dirigiamo verso casa (nuovamente minati da un navigatore cestinato poco dopo).
In conclusione del papiro, l'IBF a Torino è stato sicuramente un successo. Ben partecipato come pubblico, gestito come si doveva, accogliente e caldo per merito anche dei nostri birrai, personaggi piuttosto unici. I miei complimenti quindi all'organizzazione, se neppure un musone come me riesce a trovare qualcosa di cui lamentarsi, si vede che hanno lavorato decisamente bene.. ![]()
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Commenti
Mi è spiaciuto non poter partecipare ma era un po' troppo lontanuccio da casa :(
Però a questo punto mi metto in coda anche io... alla prossima manifestazione posso assaggiare anche io una vostra creazione?
Comunque è buffo, ma mentre pensavo a un dry-hopping come aggiunta positiva alla pils del Polli, avevo come riferimento mentale la Tipo di Agostino..
Ho due produzioni che sarei felice di sottoporvi
Mi sembra di aver capito che siete a un paio di ore di strada da me, ma non ho capito di preciso di dove siete. Se vi fa piacere vengo volentieri appena riesco.
Write me soon
Fabio
Noi siamo a ridosso di Arona, lago maggiore sponda novarese. Se più o meno mi dici di dove sei, magari ci si trova in uno dei numerosi eventi di questo novembre-dicembre birraio. Ad esempio stasera noi saremo a suisio..
Altrimenti la visita qua da noi fa sempre piacere, se aspetti il periodo natalizio (noi niente vacanze.. sob.. ) avremo anche la nostra ipa pronta..
ciao!
Perfetto io a Suisio dovrei esserci sia stasera che domani sera. Tengo in macchina le bottiglie.
Vi cerco io, dalle foto dovrei riconoscervi
Se poi ricambiate con una Zapata non mi offendo...
grazie della visita e complimenti per l'ottimo reportage.
Abbiamo assaggiato la Vostra Zapata. E' piaciuta a tutti e la mano di Calagione si sente. A Matteo, hopaddicted, è piaciuta molto, mentre io un po più equilibrato (il che è tutto dire!!!) l'ho trovata molto aggressiva anche se piacevole.
Comunque un ottimo prodotto.
Peccato Tu non la mandi a Bologna.
Attendo la Perfida.
A presto.
Marcos
Ora scappo per Suisio, a presto!
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