
La cadenza dei nostri articoli è un po' calata nelle ultime settimane. Giornate un po' intense ci hanno allontanato da assaggi nuovi o viaggetti birrai, lasciando all'asciutto non solo le nostre riarse gole ma anche questo blog. Quindi intraprendo volentieri questo articolo che ci riporta un po' fuori dall'ombra, parlandovi del nostro giretto nel pavese, per Birrart, evento che avevano segnalato qualche giorno fa'..
Birrart arriva alla sua seconda edizione, la prima per quanto ci riguarda, in una terra realmente ricca di cultura birraia come sta diventando il pavese e la lomellina in generale. in cui appassionati e buoni locali abbondano. L'evento in sè è abbastanza classico, e dopo 4€ pagati all'ingresso (e 1 per un parcheggio, non custodito..
) , ci troviamo una serie di stand birrai (18 in totale) con un abbondante contorno di stand culinari, tipici da sagra/fiera paesana.
Altri dettagli un po' analitici della giornata mi portano a ricordare un pranzo e una cena birraia (che abbiamo evitato un po' per l'abbondanza di portate, un po' per la scarsa chiarezza delle birre abbinate), una location veramente fredda (sia come temperatura ma anche come ambiente, un "capannone" fieristico abbastanza spartano), un bicchiere in vetro a 6€ all'entrata (!!!! da noi non preso e che ci ha costretto a tristi bicchieri in plastica) e una serie di birrifici a noi poco conosciuti, decisamente da esplorare.
La nostra visita cade nella domenica, poco prima di mezzogiorno, per poterci permettere una visita tranquilla sia come quantità di pubblico, sia per garantirci un orario tranquillo di rientro come condizioni di strada (e dell'autista..
) . La scelta si rivela azzeccata, lasciandoci una fiera poco affollata (mentre nelle serate precedenti ci è stato raccontato di un'intensa frequentazione di pubblico) e l'occasione di conoscere con più tranquillità prodotti e birrai a noi nuovi.
La classica domanda "Cosa hai di buono da farci assaggiare? " diventerà il leitmotiv del pomeriggio, con risposte a volte interessanti e stimolanti, a volte quasi imbarazzanti... ma andiamo con ordine e passiamo agli assaggi.
Memori di una hefe-weizen davvero buona assaggiata a Birra Nostra, decidiamo di iniziare con la Ruppaner, birrificio tedesco importato in Italia da E'Tis. Purtroppo non possiamo riassaggiare la hefe-weizen, così facciamo un piccolo assaggio della loro pils e della Hacker Dunkel. Le aspettative vengono tradite, birre non al livello di quella precedentemente assaggiate, un po' piatte e probabilmente azzoppate anche dalla temperatura di servizio e dal bicchiere in plastica (costante che limiterà molto l'aspetto olfattivo anche dei successivi assaggi).
Si passa poi al birrificio Rurale, incuriositi dalle voci sulla Blackout che noi avevamo assaggiato solo nella versione "beta". Al Rurale c'è aria di cambiamento, anche loro si sono fatti prendere dallo stile e hanno rivoluzionato logo (dalle spighe verdi su fondo bianco ad un galletto stilizzato su sfondo lilla) e etichette delle bottiglie. A noi le loro birre piacevano già prima, ma la "lotta" tra birrifici si gioca anche su marketing e packaging e possiamo capire l'esigenza di cambiamento. Comunque, dopo queste frivolezze, passiamo alla Blackout. Come molte birre italiane è "ispirata" alle dry stout, nella ricetta infatti voci e birrai confermano la presenza di malti diversi da quelli classici da stout. Ovviamente non riveliamo il segreto (lo è o no, non lo so ma non lo dico
). Ottimo prodotto, i sentori di caffè sono molto più marcati rispetto al nostro primo assaggio, meno watery e con una buona morbidezza, praticamente assente quella leggera astringenza che caratterizza lo stile.
Inizia, poi, il giro di assaggi sperimentali. Ancora inconsapevoli, passiamo dal birrificio Iris. Già alcuni cartelli ci avevano insospettito e avvertito (una per tutte la birra Estrema Unzione definita: a bassa fermentazione, ambrata stile trappista belga....
). Allo stand una gentile signora di bella presenza che non riesce assolutamente a dirci nulla di più sulle birre a parte il classico "abbiamo una chiara, una rossa e una doppio malto", sconfortato Davide sceglie dal mucchio una Terry. Come altre birre che assaggeremo, anche questa è ghiacciata, colore ambrato, profumi quasi inesistenti (anche a cacciarci il naso, dal bicchiere pur di plastica non si leva niente), all'assaggio sembra più una sciacquatura. Rimaniamo perplessi cercando di capire a quale stile possa appartenere e anche confrontandosi con altri non ci si raccapezza.
Il secondo assaggio sperimentale va decisamente meglio. Passiamo, infatti, da Doppiomalto, un birrificio che abbiamo visto altre volte ma mai assaggiato. Ci facciamo tentare da una Mahogany ipa e dopo il soddisfacente assaggio, facciamo due chiacchiere con il birraio che risponde volentieri e gentilmente alle nostre domande curiose da homebrewers. Proviamo, poi, una Zingibeer, una birra allo zenzero e non diciamo solo aromatizzata data la quantità considerevole di zenzero utilizzato nella ricetta, i profumi e i sapori sono quasi ovvi, tra i luppoli anche il nelson sauvin altamente sovrastato dallo zenzero. Comunque una birra non spiacevole, ma riassumibile in un unico termine "zenzerosa".
Lasciamo Doppiomalto e ci dirigiamo all'altro capo della fiera. Più o meno presi all'amo, ci fermiamo (o siamo bloccati) dal birrificio Chevalier. Non facciamo in tempo a chiedere cos'hanno alla spina che il mescitore inizia a mescere un fiume infinito di parole, assolutamente un discorsetto preparato, che potrebbe anche starci se non fosse per le incredibili affermazioni in esso presenti. Nel racconto si parla di Impero Romano caduto per colpa del vino (
), mentre i barbari hanno vinto perché avevano la birra; poi della birra trasportata nelle botti (fin qui ok) nelle quali la birra è protetta da tutti i lati dalla schiuma (
) (ci è venuto in mente matrix, una specie di birra in sospensione nella sua stessa schiuma); si passa poi a dire che le weisse sono nate nel 1920 (alla faccia della Reinheitsgebot
) e che prima non se le filava nessuno perché tutti bevevano le birre triplo e quadruplo malto e che anche ora la tendenza è questa, ovvero che si tende a bere sempre meno birra "forte"
e si andrà verso birre sempre più leggere e analcoliche
(l'esplosione di birre "imperial ogni cosa" sembra non aver lambito l'ambito di conoscenza del nostro interlocutore); infine la ricetta dei templari che a ridosso dell'anno 1000 d.C. usavano già il luppolo. Desiderosi di fuggire decidiamo di prenderci la "doppiomalto ambrata". Poveri templari
, quasi si fa fatica a distinguere quella birra dalla Terry del birrificio Iris e già abbiamo detto tutto. Passiamo oltre, con un po' di tristezza nel cuore perchè sappiamo che il record cialtrone raggiunto stavolta sarà difficile da battere.
Appesantiti dall'ultimo assaggio decidiamo di fare una pausa sicura e ristoratrice, così ci dirigiamo verso lo stand di White Dog. Nei nostri bicchieri si spilla una Boot Hill e una Porter Wagoner. Il profumo della Boot Hill si perde leggermente per via del solito bicchiere di plastica, poi all'assaggio la troviamo gagliarda come sempre, una badilata di luppoli che sono un piacere "grattando" il palato. Meglio di come ce la ricordavamo, invece, la porter con sentori ci cacao e liquirizia e un corpo morbido e avvolgente, un vero tocco di vita che sembra finire troppo in fretta.
Si ricomincia, poi, con gli assaggi sperimentali. Andiamo verso lo stand di Valcavallina, da cui altre volte avevamo già bevuto con piacere una Calypso. Allo stand troviamo il birraio, cosa non insolita, è un piccolo personaggio, gentile, quasi timido, la passione si vede negli occhi che brillano un po' parlando delle ricette delle proprie birre (sì, anche a lui abbiamo fatto il terzo grado da homebrewer). Scegliamo Alba Rossa, una strong ale che ci viene spinata a pompa, una birra dalla chiara ispirazione inglese con una buona luppolatura in un corpo comunque presente e non esile. Ci piace e soddisfatti andiamo oltre.
Tra le novità, troviamo il birrificio Acelum, birrificio aperto solo da pochi mesi che ci viene consigliato dall'amico Daniele della Posteria (di cui abbiamo parlato non molto tempo fa.) L'accoglienza è buona, con un brraio dallo sguardo attento ma con un gran desiderio di raccontare le proprie giovani opere. Assaggiamo prima la Twenty, una Blond Ale molto beverina e dissentante. Al naso è lievemente fruttata grazie a una fermentazione a temperature abbastanza alte, lasciando un lievissimo sentore di lievito e crosta di pane. Una birra sicuramente estiva e da grandi consumi, semplice ma ben fatta. La seconda birra che ci passa davanti è una Duse, una Ipa dalla luppolatura tutt'altro che timida. Il naso è carico (probabilmente i migliori profumi della giornata), agrumosa e fruttata. In bocca è un'esplosione di luppolo però ben bilanciato dai malti con un finale amaro e piuttosto persistente. Promosse entrambe.
Ultimi passaggi della giornata prima di venire assordati da una musica sparata a mille (che ha ucciso gli ultimi dialoghi con birrai e amici) sono stati una Koelsch del birrificio Abbà e la nuova Vai Tra' del birrificio Hibu. La prima è una birra non malvagia ma con poca anima, senza difetti ma anche senza un qualcosa che rimanga fortemente impresso. La Vai Tra' invece rientra nel filone delle Apa di ispirazione chiaramente americana, con il luppolo a farla da padrone. Piaciuta anche se forse arrivata un po' a noia dopo una giornata di forti luppolature, da riprovare con più tranquillità e relax.
Concludiamo il papiro con due appunti e poi via ai saluti. Alla fine Birrart è stato meglio di quanto ci aspettassimo, anche se credo che molto dipenda dal contesto favorevole del nostro arrivo. La scelta della domenica a cavallo del pranzo ci ha permesso un approccio in un ambiente sicuramente freddo (sia per la temperatura, polare, sia per il pubblico praticamente assente) ma al tempo stesso ha favorito l'incontro con il birraio di turno. Le chiaccherate sono state tutte ispiranti e rilassate, con nuove conoscenze e personaggi molto particolari (sia nel bene che nel male). Il nostro essere novelli homebrewers sicuramente ha aiutato molto, facendoci capire come fare una birra sia una breccia incredibile per capire il prodotto che si ha davanti. Detto questo, alcuni aspetti della fiera saranno sicuramente da rivedere. Troppo "fredda" e con odori di cucina troppo invadenti, lasciando sempre un qualcosa di affumicato nella birra che si aveva davanti. L'assenza di eventi di contorno di peso (ho visto il povero Beppe del Rurale fare una presentazione sulla produzione della birra un po' approssimata, e non certo per colpa sua) ha lasciato un po' vuoto il tutto. Ultimo ricordo la musica, sparata a un volume folle e sicuramente da rivedere.
Anche questa è fatta comunque, ne è valsa sicuramente la pena e non mancheremo il prossimo anno a curiosare tra i nostri "artigiani".
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Commenti
A un certo punto dell'intortamento pensavo solo alla fuga e mi guardavo attorno come un cerbiatto braccato...
Purtroppo a quanto pare alcuni nei dell'anni scorso non sono stati risolti.. peccato.
Avendovi conosciuto, vi invidio la capacità di rimanere educatamente impassibili di fornte a certi racconti. Io credo che non avrei resistito
E comunque avete ragionissima: l'homebrewing aiuta tanto a capire le birre che sia assaggiano. A volte perdono un po' di fascino, altre volte ne guadagnano con il tipico "ma come avranno fatto a farla così?"
Ognuno è libero di pensarla come crede, anche se alcune parti mi hanno lasciato piuttosto perplesso..
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