
| Nanorò Grado Plato Italia Specialty Grain 5,00 % Bottiglia - 2010 | |
Scrivo questa recensione un po' in ritardo rispetto all'assaggio (datato qualche giorno fa). Scrivere però dopo qualche giorno è un bell'esercizio per capire se la birra ha lasciato qualcosa nella memoria o è scappata via senza lasciare grosse tracce.
Il caso in questione vira nettamente verso una birra che pur avendo una caratterizzazione e una storia particolare, in bocca non resta particolarmente memorabile. Fortuna che ho qualche appunto, e tutto sommato una bella storia da raccontarvi a monte.
Del birrificio Grado Plato sino a qualche settimana fa eravamo piuttosto all'asciutto negli assaggi. Così dopo aver assaggiato una buona Sticher il mese scorso, sono rimasto molto curioso quando ho trovato una bottiglia di Nanorò alla grande distribuzione (Coop), oltretutto a un prezzo non disprezzabile.
Così senza incertezze sono rincasato con una bottiglia da assaggiare e un po' di curiosità sulla origine di una birra in grado di approdare a un supermercato. Informandomi un po' sulla rete ho trovato una storia anche carina da accennarvi, che parte dal gemellaggio tra Chieri (città di produzione) e Nanorò, piccolo centro del Burkina Faso.
Il gemellaggio, legato ovviamente anche a questioni umanitarie, è stato lo stimolo per Grado Plato per produrre una birra legata alle tradizioni di Nanorò, in cui le donne preparano una "birra" a fermentazione spontanea partendo dal miglio fermentato. Il risultato dell'interpretazione della tradizione locale ha portato alla nascita della Nanorò, prodotto "solidale" in quanto parte degli utili saranno destinati a progetti di valenza sociale.
Spostandoci su aspetti più birrai (e legati al nostro blog), apriamo la Nanorò, versiamo e troviamo una birra biondo leggermente torbido, con una schiuma abbondante ma con qualche bolla grossa di troppo. Il naso è accennato e leggero, ho letto in giro di un'aspetto "terroso" che infondo condivido. In bocca è molto acquosa, scorrevole, senza forti sapori in evidenza. C'è un accenno di affumicato, ma leggero e appena percettibile. Si individua anche un qualcosa legato al cereale, se non sapessi del miglio penserei al frumento, con persistenza piuttosto breve e un leggero pepato. In conclusione una birra da bere piuttosto fresca per "sfruttare" la sua facilità di beva, ma che non toglie i miei dubbi sull'utilizzo di "surrogati" come il miglio.
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