altMentre ieri mezzo mondo era impegnato a gozzovigliare a Roma (maledetti...), utilizzando la solita creatività da budget ridotto abbiamo azzardato 130km direzione Codogno (LO) con rischio neve per l'inaugurazione del birrificio Brewfist. Probabilmente entrambi durante il viaggio abbiamo pensato almeno per un istante se questo giro non fosse un po' a rischio, fosse solo l'eventualità che le birre offerte fossero scadenti, lasciandoci inebetiti come due tordi. Fortunatamente oggi siamo qui a raccontarvi di una serata conclusasi bene, con buone birre assaggiate e qualche spunto di riflessione.

 

Dopo aver fatto un giro alle spine, veniamo indirizzati verso Pietro, il birraio, il quale ci fa subito fare un giro nell'impianto e inizia a raccontare la storia del neonato birrificio, una specie di giro turistico molto dettagliato che non dispiace mai. Ovviamente il nostro narratore non può che partire da se stesso, dopo la laurea e crisi occupazionale da neolaureato, sbarca a Londra dove il caso vuole che vada a lavorare alla Fuller's, dove acquisisce l'esperienza necessaria a trovare poi impiego in un birrificio in terra patria, il birrificio Lodigiano.

Nella visita ci colpisce particolarmente l'impianto da trenta ettolitri, dimensioni piuttosto considerevoli per un micro birrificio, con tutta una logica di economie di scala e contenimento dei costi (e con ovvie conseguenze sul prezzo di vendita). In questo aspetto Pietro ci è parso molto lucido e con le idee molto chiare, mostrandoci un progetto che non nasce dall caso ma che invece si dimostra molto ben studiato. altOltre alle dimensioni dell'impianto ci ha colpito la sua genesi, partita da un disegno fatto direttamente dai birrai, sviluppato con collaborazioni prima in estremo oriente e poi concretizzato nel bel paese. Altro aspetto curioso dell'impianto l'abbiamo trovato in una saletta, il "laboratorio", frutto della precedente esperienza londinese di Pietro e segnale di una certa attenzione al fattore qualità e ripetibilità del prodotto.

Il filo londinese si percepisce anche nelle birre che poi abbiamo assaggiato, tutte molto anglosassoni nell'impostazione e nella filosofia. Birre da bere a secchiate, quindi molto pulite, beverine, classiche session beer secondo il desiderio del creatore. Data l'occasione non abbiamo perso l'occasione di assaggiare l'intera gamma alla spina, attualmente di quattro birre.

La prima arrivata nei bicchieri è stata la 24 Golden Ale. La 24K era di colore dorato (strano eh?), erbacea nell'aroma, molto pulita anche se caratterizzata da un luppolo ben
dosato (30 IBU) e una carbonazione abbondante. A nostro avviso una birra molto ben riuscita, da comprare a casse e bere in tutto relax senza troppi pensieri.

Qualche pensiero extra invece nasce dalla Jale, Extra Special Bitter e secondo nostro assaggio della serata. La Jale era di colore ramato intenso, schiuma abbondante, pannosa e persistente. Il luppolo da aroma è stato usato abbondantemente, dando un bouquet aromatico intenso (e molto inglese) in un corpo piuttosto beverino con qualche sentore di caramello quasi tostato. Meno facile da bere rispetto alla precedente, anche se abbiamo il sospetto che riuscirà a crearsi una cerchia di fans tra gli hopaddicted.

altDel lotto la Burocracy, India Pale Ale (anche se secondo me è chiaramente una Apa), risulta la birra probabilmente più "regolare". In questo periodo di Ipa ne stiamo assaggiando tante (troppe?) e questa sicuramente si ritaglia un bello spazio. Di un bel colore aranciato, con schiuma non eccelsa (ma penso dipenda anche dal bicchiere in plastica). Il luppolo c'è, si sente ma è perfettamente bilanciato (anche meglio della Jale), parte con una nota dolce maltata e finisce in un amaro rotondo.

Ultima del nostro giro la Fear, Milk Chocolate Stout. Gli ingredienti ci dicono molto e così troviamo oltre ai classici malti d'orzo-luppolo-lievito, l'aggiunta di malto di frumento e d'avena, lattosio e fave di cacao. Rileggendo la lista è facile capire la ricerca di una birra rotonda, dolce, anche abbastanza complessa. La nostra pinta, spinata a pompa, aveva una bella schiuma compatta color cappuccino. Al naso il dolce e il latte facevano da padrone, lasciando aprire in secondo piano il tostato e soprattutto il cacao. In bocca era decisamente dolce, un caffèlatte di buona personalità. L'aspetto beverinità forse ne usciva un po' penalizzato, rendendo faticosa un'intera pinta (che all'inizio calava con soddisfazione, arrivando però abbastanza presto a saturazione e risultando stucchevole).

altAll'interno del birrificio troverà spazio anche uno spaccio interno (ieri sera i prezzi erano veramente competitivi, con le bottiglie da 33cl a 2€ e la cassa da 24 a 40&euroWink con la possibilità di farsi una pinta alla spina sul momento.

Arrivando alle conclusioni, per essere alle prime cotte e alla prima serata le impressioni sono decisamente positive. La dimensione dell'impianto, progetto e la qualità dei prodotti ci fanno ben sperare per il futuro del birrificio. Tutti i dettagli ci sono sembrati non improvvisati, dalla scelte tecniche alla grafica delle etichette molto ben curata, al tipo di birra offerto, beverine ma assolutamente non banali. L'offerta del birrificio dati volumi e costi è probabile possa aprirsi anche alla grande distribuzione (finalmente aggiungerei), anche se abbiamo notato un certo radicamento nel territorio, sia per l'origine "locale" dei birrai, sia per la buona partecipazione di visitatori all'apertura. Ad assistere al primo vagito del "bimbo" noi c'eravamo, vedremo se sapranno lasciare un solco importante in un offerta birraia sempre più affollata..

 



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Commenti  

 
+1 # Luca 2010-12-20 16:52
Concordo, buone le birre e buoni presupposti per il futuro :) (e poi sono vicinissimi a casa mia ahahaha)
Peccato non aver potuto farci un paio di pinte insieme, sarà per la prossima! ;)
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0 # Davide 2010-12-21 08:14
Abbiamo deciso all'ultimo minuto di andarci. L'avere una macchina di 16 anni rende anche due fiocchi di neve una sfida mica male, quindi si stava naso all'insù a scrutare il cielo...
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