Poco oltre il confine svizzero a Stabio troviamo il Birrificio Ticinese o Bad Attitude se preferite.
Negli ultimi mesi abbiamo sentito ripetere più volte questo nome, pur collocandosi al di là del confine è già sulla bocca di molti della scena birraia nostrana per la sua creatività e il suo proporre modelli di consumo e immagini decisamente accattivanti, fuori dagli schemi che accomunano molti dei nostri birrifici.
Il primo aspetto che colpisce della produzione ticinese è la scelta del formato di vendita del prodotto, la lattina. Sul blog del birrificio vengono elencati i vantaggi di questa scelta che possiamo riassumere in un minor costo di vendita (a causa del costo materiale della lattina e del minor peso, quindi minor costi di trasporto), un minor impatto ambientale in termini di Co2 e una conservazione comunque ottimale del prodotto.
La scelta, nuova per il nostro mercato ma già intrapresa oltreoceano, ha fatto molto discutere la comunità degli appassionati, con la schiera dei tradizionalisti da una parte e gli entusiasti dall'altra. L'idea portata avanti da chi sostiene la tradizione della bottiglia pesante, ben presentata ma anche concausa del prezzo elevato, è sostanzialmente legata all'immagine della birra artigianale come un prodotto comunque destinato a un'élite di assaggiatori, che preferiscono spendere un qualcosa in più per l'estetica piuttosto che rischiare di abbassarsi ai canoni dei tracanna birra industriali. Quest'idea, un po' aristocratica a nostro avviso (descritta anche in modo sommario per questioni di spazio, per approfondire il link di poco sopra è interessante), tende a far rimanere la qualità come una questione di nicchia, per pochi e a prezzo salato, lasciando il fianco scoperto a ristoratori furbi e industriali ancora più furbi pronti a calvacare l'onda modaiola dell'artigianale per proporre paccotiglie di scarso valore.
Tornando a fionda sul tema Bad, il birrificio propone sino a oggi tre birre differenti: la Hobo, la Bootlegger e la Two Penny, tutte a € 1,92 a lattina. Sulle caratteristiche e valore effettivo del prodotto non possiamo ancora esprimerci non avendo avuto il piacere di assaggiare, quindi per la descrizione lasciamo il link al sito ufficiale. Per il momento possiamo affidarci ai pareri di chi ha già avuto l'occasione di incontrare il prodotto, pareri per la maggior parte positivi, che descrivono birre di carattere e di chiara ispirazione americana. Ovviamente la voce riportata ha un valore relativo, ma è sufficiente a convincerci a f
are un assaggio approfondito in occasione di Artebirra a Pasturana il prossimo fine settimana.
Un aspetto che colpisce molto di Bad è la modalità di comunicazione, assolutamente non casuale e si intuisce frutto di un abile studio di marketing sia a livello di immagine (la grafica del sito è molto accattivamente e i messaggi decisamente di impatto), sia grazie a una serie di iniziative curiose e furbe insieme. Voci di corridoio mi descrivono il direttivo del Bad come un abile volpone nell'arte del vendere e personalmente non ho nulla contro chi sa vendere bene il proprio prodotto, alla fine fa parte del gioco. Il futuro ci dirà se dietro l'apparenza c'è della solidissima sostanza.
Tornando al discorso iniziative intelligenti e scaltre (e con un tocco di ironia che non guasta), la prima da segnalare è sicuramente l'inaugurazione del birrificio il 19 di questo mese. Protagoniste saranno le birre del birrificio, accompagnate da musica, cibo, una conferenza dall'azzeccatissimo tema "birra artigianale e comunicazione", l'incontro con gli homebrewers che avranno la possibilità di discutere con i birrai per decidere con loro come dovrà essere la prossima birra di Bad e di essere successivamente scelti per realizzarla con loro nell'impianto del birrificio. A questo si aggiunge un ulteriore momento goliardico: un fantomatico torneo di beisbol, nel quale varranno le generali regole dei tradizionale baseball con alcune varianti (le palline saranno lattine di birra commerciale).
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