Wilde scriveva : "There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about" , che italianizzato ci ricorda come l'importante spesso è il parlare di una cosa più che il suo parlarne bene o male. Le parole di Wilde in Scozia devono essere piuttosto di casa, viste le innumerevoli occasioni in cui i ragazzi della Brewdog si applicano per far parlare di sè, con un iper-attivismo comunicativo piuttosto ricercato. A volte per perseguire lo scopo tendono a cadere anche nella cialtroneria (per non dire vaccate), come gli scoiattoli impagliati, la recente birra con viagra o la folle sfida verso la birra più alcolica (e chiaramente imbevibile).
Riassumere però Brewdog solo in iniziative provocatorie e senza contenuti sarebbe una visione limitata e piuttosto sbagliata della realtà. Infatti non è difficile trovare il rovescio della medaglia in progetti concreti e innovativi come la birra in lattina, con Punk Ipa e 77 lager apripista di questa tendenza abbastanza comune negli Stati Uniti e destinata a crescere pure in Europa. Oppure possiamo pensare alla qualità della gamma, fatta sì di birre clown e di difficile beva ma anche di perfetti risultati di beverinità come la 5am Saint , la Trashy Blond o la già citata Punk Ipa, rivisitata in una ricetta forse meno aggressiva e punk ma sicuramente molto più bevibile.
Tutto questo fermento porta sicuramente risultati e a livello economico i numeri parlano per loro. Raddoppiare il fatturato ogni anno non è banale e gli ultimi risultati comunicati tramite il loro blog ci parlano di una crescita del 200% nell'ultimo anno del fatturato e del 400% degli ordinativi. Di conseguenza Brewdog oggi soffre una grossa pressione e richiesta di birra che sta portando alla crescita vertiginosa anche a livello produttivo, con i progetti di un nuovo impianto futuribile e soluzioni nell'immediato attraverso il supporto alla produzione tramite gli impianti della Meantime. Brewdog non si ferma qui però, leggiamo sempre tramite l'aggiornato blog dell'apertura continua di Brewdog Bars (Aberdeen, Edinburgh , Glasgow) e di voci di corridoio con la prossima e ovvia espansione a sud (Londra e Leeds sentivo giorni fa). Pian piano sto arrivando all'ultima notizia, motore che mi ha spinto a scrivere e motivo di una domanda di base. Dove vogliono arrivare i ragazzi della Brewdog? La risposta mi arriva da un primo video pubblicato tre mesi fa, legato alla 77 lager e alla loro sfida verso i produttori di birra industriale, la grossa "massa" del mercato di oggi.
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Il filmato è piuttosto chiaro, tracciando una riga sulla sabbia tra cosa è una craft beer e cosa ci propone l'industria. Il finale è provocatorio, aggressivo volendo ma anche liberatorio. La birra fatta di additivi e poco gusto finisce a pezzi di fronte all'esuberanza e vitalità della craft beer. Questa può apparire come la manifestazione di ragazzi che vogliono giocare, che prendendo in giro i "grandi" attraverso video divertenti, mentre invece a mio avviso c'è dell'altro. I numeri elencati poco fa infatti sono chiari indizi di un percorso iniziato, che mira ad uscire dalla nicchia e puntare al mercato di massa. La seconda tappa di questa sfida ci arriva in questi giorni, sempre con un video, decisamente ben fatto e geniale nella sua semplicità.
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Così, pensando liberamente, vedo un discreto numero di riferimenti culturali in questo manifesto. I classici come 1984, Fahrenheit 451 in prima battuta. Il potere visto come un'entità padre/padrone che ci piove dall'alto senza facoltà di scelta e con un controllo piuttosto pervasivo. Altri punti d'appoggio forti sono nel cinema , V come Vendetta (banale) ma anche nell'inizio di Trainspotting, in cui c'è un mantra fatto di "scegliete" legato a luoghi comuni e una vita appunto già scelta da altri. A pensarci, limitandoci ovviamente al mondo della birra, il discorso non è così campato per aria. Quanti bevono birra industriale non per il suo sapore ma per "abitudine"? Quanti sanno riconoscere la propria birra industriale alla cieca da un'altra? La birra spesso finisce nei supermercati a fare il ruolo di bene "civetta", prodotto soggetto a promozioni per trascinare il consumatore in una nuova sessione di spesa. Discorsi legati alla qualità organolettica o alla differenziazione dei sapori raramente si sentono parlando di industria, o almeno dell'industria che troviamo comunemente nei nostri supermercati.
Questo spiega anche l'enorme bilancio riservato alla pubblicità, in cui ci troviamo costamente bombardati. Brewdog in questo è piuttosto illuminante. Video intelligenti, trovate apparentemente stupide ma che fanno parlare di sè, spendendo una frazione infinitesimamente più ridotta rispetto al mainstream ma che sicuramente colpisce l'attenzione. Trovate quindi ad effetto ma anche partecipative come la Avery Brown Dredge figlia del contributo di blogger o il caso dell'azionariato popolare di "Equity for Punks".
Andiamo verso le conclusioni, con un paio di considerazioni. Alcuni potranno vedere come semplicistico il discorso della lotta del "bene" (craft) verso il "male" (industria). Sicuramente lo è, ma ha anche la forza di coinvolgere (proprio per la sua semplicità) il consumatore e farlo sentire parte di un qualcosa. Brewdog ci sta dando l'impressione di voler imboccare la via di alcune craft beer americane, fatta di grosse quantità, prezzi più contenuti mantenendo un livello qualitativo di tutto rispetto. E' presto per dare dei guidizi definitivi, però sino a ora il responso del bicchiere, guidice supremo, è stato sempre buono. Strutturarsi sarà la sfida del futuro per la birra artigianale, con una via fatta di maggior quantità, prezzi minori e qualità artigianale. Le alternative a mio avviso non saranno molte, lasciando forse qualche spazio a economie locali (brewpub e piccoli birrifici estremamente legati con il territorio) o per prodotti rari e di estrema qualità (penso a Loverbeer per dirne uno).
Terminando l'articolo, alla mezzonotte di domenica aprirà beerleaks.org, il sito "pubblicizzato" nel secondo video che oggi vi abbiamo presentato. Potrebbe essere un qualcosa ricchissimo di contenuti rivoluzionari degno del miglior Assange o la più totale burla in linea con gli scoiattoli impagliati. Possibilissime entrambe le soluzioni visti i soggetti in questione. Però intanto hanno creato attesa, intanto fanno parlare dell'iniziativa e indirettamente del marchio/birrificio. Comunque andrà quindi, abbiamo il sospetto che per loro sarà comunque un successo.
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Commenti
Speriamo solo che nati puri non muuoiano bastardi.
L'unica cosa che non mi piace del primo video è che alla fine la 77lager se la beve a canna
Quando butta il luppolo nel bicchiere invece è fantastico
Grazie per l'articolo
Io personalmente riguardo al discorso di birra industriale ho un'altra idea. Non è detto innanzi tutto che a tutti debba fregare qualcosa della birra. Secondariamente chi è veramente appassionato alla birra imbocca la via "illuminata" da solo, non c'è certo bisogna di video o di qualcuno ad aprire gli occhi. Ci sono persone per cui la birra è una bibita alcolica alla stregua della cocacola o della fanta, e non la bevono per ignoranza ma perchè giustamente gli frega un cavolo della birra e di che cos'è, di com'è fatta, come a me mi frega un cavolo di che sapore ha il vero caffè (ad esempio).
Non è che chi beve industriale manca di cultura o non ha il gusto della vita o è un imbecille ameba che si fa lavare il cervello dalla tv e dai ministri del mainstream. Per carità! c'è altro nella vita, mica si può essere appassionati di tutto.
In definitiva il loro messaggio tende a far leva sui veri fessi che cominciano a credere che la birra sia fica, o intellettuale, o alternativa.
Intanto non mi sembra che gli appassionati di birra pensino che la birra sia fica o intellettuale...
Il problema è che la gente che continua a bere la bionda nella quasi totalità dei casi non sa neanche che esistono degli stili di birra diversi dalla bionda o dalla bionda doppio malto
I ragazzi del brewdog sembra che vogliano trasmettere questo messaggio, poi ognuno è libero di continuare a bere le solite birre industriali.
Certo loro lo faranno soprattutto per i loro scopi commerciali, però se riescono a diffondere un pochino di "cultura" io sono dalla loro parte.
chi ha passione, secondo me, non ha bisogno di questo (poichè su internet già trovi mooolto di più) poichè si fa esperienza da sé spinto dalal propria pasione. Almeno per me è stato così, non sono stato fulminato da una pubblicità, o incuriosito
semplicemente ho provato la tennents, poi piano piano sono passato a leffe e affligem e così via
chi non lo fa è perchè non ha interessi perchè una persona comune (soprattutto gli inglesi, che comunque hanno una cultura di base superiore, come noi per il vino, azzardo) se vuole, ha mille modi di documentarsi, mille modi di trovare birra decente
se una persona conosce solo la bionda è perchè quello gli basta, perchè non chiede altro che una bibita un po' alcolica e non credo sia molto differente da chi al ristorante ordina "il rosso della casa", perchè non vuole/sa ordinare altro. Tu dici che è un problema, io penso siano scelte, priorità
Non la vedo proprio così.
Sul messaggio loro puoi giudicare come ritieni giusto, non sono d'accordo con te ma ci può stare.
Sulla facilità di trovare informazioni e una buona birra artigianale invece dissento del tutto.
Molti miei conoscenti, pur avendo buon gusto e volontà, bevono industriale perchè non sanno dell'esistenza di birra artigianale o la reperiscono con difficoltà.
Ho sulla coscienza molti amici diventati bevitori artigianali dopo una buona bottiglia aperta e una breve introduzione su cosa è l'artigianale.
Quindi se quelli della Brewdog, con il loro modo di fare discutibile quanto vuoi, saranno capaci anche di diffondere cultura birraia, ben venga a mio avviso.
io penso che se uno ha un briciolo di volontà, proprio un briciolo eh, quando va a fare la spesa prende due secondi a fermarsi nel settore birra e prendere qualche leffe, grimbergen, affligem, per poi passare a chimay orval e via dicendo.
soprattutto sulle belghe vedo una distribuzione notevole che è ormai a portata di tutti (sia come quantità che come prezzo). in più ci metti che qualche negozio/supermercato/pub illuminato di tanto in tanto c'è e sinceramente vedo il quadro italiano non poi così malaccio.
poi, se uno vuole saltare subito al bello, alle cose ricercate, ci vuole pazienza. ma per cominciare chimay, rochefort, orval, westmalle, chouffe, duvel, e compagnia cantante mi sembra una partenza eccellente.
in più mi chiedo se quello spot abbia realmente una diffusione tale da giungere agli occhi del bevitore medio che se è veramente così disorientato, dubito se lo trovi da solo.
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