E' da un po' di tempo che non parliamo del nostro nobile passatempo di produrre birra e freschi del successo della nostra Zapata 10.1 a Suisio, ci troviamo carichi di energie per nuove creazioni. . L'ultima cotta di cui abbiamo narrato è stata quella della Oberon Stout, nel frattempo abbiamo fatto anche un'altra cotta concatenata (una bitter questa volta) ovvero utilizzando come lievito quello rimasto nel fondo del primo travaso proprio della Oberon. La brassatura è andata benissimo, niente incidenti di percorso, temperature ben tenute e misurazione del ph con correzione dell'acidità tramite qualche goccia di acido lattico. Una settimana dopo abbiamo fatto il solito travaso questa volta in due fusti diversi per provare a confrontare un dry-hopping con saaz e con cascade. Dato che l'ultima volta si era fatto il pasticcio di un dry-hopping con pellets senza alcun filtro o garza, questa volta avevamo optato per dei sacchetti di cotone belli puliti e pronti, trovati in fondo ad un armadio. Amara scoperta la settimana seguente: non si possono cercare scorciatoie quando si deve sterilizzare, l'unica cosa efficacie è sempre una sana bollitura. Prima o poi doveva capitare ed ecco la nostra prima infezione, sulla superficie è comparsa una patina bianca, simile ad una muffa e dall'odore sgradevole, dolciastro simil-pesca. Colpevoli della fatto sono stati i due sacchetti in cotone che sono stati bene lavati in amuchina e sciacquati, ma che avrebbero dovuto essere bolliti per sanitizzarli meglio. Riproveremo con una bitter la prossima volta...
Dopo questa narrazione, passiamo a qualcosa di più gustoso. E' arrivato, infatti, il momento di assaggiare la Oberon Stout. Non sapevamo assolutamente cosa avremmo potuto trovare aprendo la bottiglia: carbonazione sbagliata, dolce eccessivo, etc. Sicuramente questa è una birra che necessita di maggiore maturazione in bottiglia, tuttavia già dopo tre settimane il risultato non è per niente male ed anche in parte diverso da quello che ci aspettavamo. Le temperature scappate troppo in alto durante l'ammostamento non hanno creato troppi zuccheri non fermentabili, cosa che temevamo di più. I due grammi per litro nell'imbottigliamento sono risultati la dose ottimale, si voleva, infatti, una tipica stout con poca o pochissima carbonazione; la schiuma è buona, con bollicine abbastanza sottili, di un bel colore nocciola e con una tenuta sufficiente, che però tenteremo sicuramente di migliorare. Per quanto riguarda il sapore, abbiamo ottenuto un buon tostato, con il caffè che predomina nettamente sul cioccolato; il fatto di non aver utilizzato malto black ha inoltre eliminato quel tocco acidulo che desideravamo non mantenere rispetto alla Sottosopra. Infine il corpo, ben presente e morbido, anche questo come volevamo. Che dire, siamo soddisfatti e piacevolmente sorpresi dato il livello di cialtroneria che aveva accompagnato la fase di produzione, tanto che non siamo sicuri di poter mai ripetere esattamente la stessa ricetta in futuro!
Ed ora è il momento di parlare dell'ultima fatica. Date le temperature estive, ci siamo buttati su una saison, il cui lievito ci permette di lasciar fermentare il fusto fino a 30 gradi (T-58). Il nome di questa birra, ovvero Mucho Mojo (molta magia nera, tratto dal titolo di un libro di Lansdale che tanto ha appassionato Davide in questi ultimi tempi), già è un programma; la ricetta infatti sembra proprio un piccolo intruglio magico. Come malti abbiamo variato di molto rispetto alle ricette precedenti, abbiamo scelto: malto Pilsner come malto base principale, Maris Otter, CaraPilsner, Carahell, Belgian Special B e fiocchi di grano Kamut biologico. Anche nei luppoli abbiamo delle new entries; si parte con il Northdown in plugs come luppolo d'amaro, mentre per l'aroma ci siamo affidati a Cascade e Saaz, quest'ultimo da buttare anche in dry-hopping tra una settimana. Infine gli altri ingredienti aromatici: buccia d'arancia, coriandolo e una buona dose di pepe rosa. Ultima novità riguarda la nostra attrezzatura, finalmente la serpentina per il raffreddamento è a posto e questo ci rende molto molto felici!
Cogliamo l'occasione per ringraziare i nostri baldi aiutanti: Dario (papà di Davide) per la serpentina appena citata e per il bazooka; Rosaria (mamma di Davide) sempre pronta a supportarci con il pranzo al volo vicino al pentolone e a darci una mano nei lavori di pulizia e sterilizzazione del materiale; infine Paolo, che per questa cotta è stato il nostro fotoreporter!
Ora attendiamo che la saison sia pronta e incrociamo le dita per il prossimo dry-hopping...




Commenti
Comunque direi che il fotografo una birra se la merita : )
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