Se guardiamo la numerologia il numero 13 può portare sia bene che male, almeno così mi dice Wikipedia e la solita serie di luoghi comuni. La nostra cotta (tredicesima da all-grain), di cui racconterò qualcosa oggi, riprende un po' questo luogo comune, costellata di eventi sia buoni che negativi, in cui il giudizio sul risultato resta sospeso fino alla classica prova bicchiere, che avremo tra una quindicina di giorni circa.
Nella scelta della ricetta ero partito dall'idea di fare la mia prima birra "chiara", un qualcosa che potesse dare il benvenuto alla primavera e al clima gentile in arrivo. Quindi colore tenue, bassa gradazione alcolica, facile approccio al bicchiere con dose di beverinità sul medio-alto. La prima possibilità, quando si crea una ricetta, è la scelta dello stile da cui partire, con fedeltà più o meno forte. Ho scartato la prima ovvia opzione, la pils, in quanto non mi sento ancora abbastanza bravo da cimentarmi con uno stile così difficile e con la difficoltà di gestire le temperature di una bassa fermentazione. L'altra possibilità, al momento della creazione, è pensare ad una birra esistente a cui ispirarmi e da cui partire per poi fare i miei esperimenti. Il secondo approccio è stato decisamente più proficuo, trovando subito nella buonissima Rodersch di Bi-Du la birra idealtipo dei miei desideri. Una Kölsch quindi, piuttosto atipica però per il suo uso generoso di luppolo (cosa che amo fare nelle mie birre), ma comunque un'alta fermentazione e quindi alla mia portata. Trovata l'ispirazione, ecco la ricetta :
Malti :
- Pilsener gr 4.250 - Wheat Malt
gr 500 - Acid Malt gr 200
- Wheat, Flaked gr 200
Luppoli:
- Target 75 min gr 22
- Saaz
20 min gr 30 - Sticklebract 02 min gr 55
- Saaz
dry gr 50
Lievito:
- Kolsch n°2565 - 125 ml (Poi S-04)
Partendo dai malti ho deciso di rimanere piuttosto sul tradizionale, malto Pilsener di base, la classica dose del 10% circa di frumento, l'uso dei fiocchi per aiutare la schiuma e un paio di etti di malto acido per verificarne l'efficacia nel controllo del pH. Partendo dal fondo, veramente deludente il malto acido che ha influito davvero poco, costringendomi alla classica correzione tramite acido lattico. Sempre parlando di malti, l'uso del frumento (nuovo per me) non ha dato nessun problema né in macinatura né nel filtraggio, piuttosto agevole e veloce. L'acqua usata è stata la solita di rete casalinga, molto morbida e stavolta non trattata. La ricetta così posta mi ha permesso di ottenere circa 23 litri di birra, OG 1049, efficienza stimata in 77%, decisamente buona.
Il luppolo invece ha costituito la prima variazione piuttosto netta dalla tradizione tedesca delle Kölsch, con un IBU di circa 34 e l'uso di un luppolo neozelandese piuttosto atipico. Grazie alla mia collaborazione in birrificio ho potuto avvicinarmi allo Sticklebract , luppolo dal nome piuttosto sgraziato ma dai profili aromatici interessanti. A differenza di altri luppoli neozelandesi molto caratterizzati (penso a Nelson Sauvin, Riwaka o Pacific Jam), lo Sticklebract mi è sembrato più delicato, con sentori erbacei e resinosi. Dato l'elevato valore di alfa acidi e la mia curiosità nel vederne l'effetto, è finito didatticamente a fine bollitura come luppolo da aroma. Immancabile per me poi un abbondante dry-hopping, più conservativo nella scelta con il classico Saaz.
Della cotta in sè ho poco da raccontare, piuttosto tranquilla nella nuova location (finalmente a casa mia e non ospite dai genitori), con temperature rispettate abbastanza fedelmente (ho scelto un ammostamento con step di temperature piuttosto basse, il più importante a 62° per avere una birra abbastanza secca) e nessuna particolare seccatura.
Ovviamente un lavoro totalmente dritto non mi riesce e le rogne sono arrivate puntuali al momento della fermentazione del mosto. Infatti per la seconda volta mi sono affidato al lievito liquido, stavolta obbligato data la scelta dello stile (un lievito secco Kölsch non mi pare esista). Da persona distratta quale tendo purtroppo ad essere, mi sono ritrovato verso fine bollitura a ricordarmi di attivare il lievito (quindi meno di un'ora prima dell'inoculo), sperando fosse vitale senza poterlo verificare prima. Seguendo gli insegnamenti di Murphy, l'ipotesi peggiore (lievito pigro o andato) si è verificata, costringendomi dopo 14/16 ore di inattività a utilizzare una bustina di S-04 (quello che la casa offriva) come rimedio al danno in atto.
La bustina si è rivelata salvifica, con una fermentazione quasi immediata e vigorossisima (foto sopra), che ha portato la birra dalla partenza di 1049 a un FG di 1009 con un'ottima 'attenuazione sopra l'80%, cosa mai avuta nelle precedenti cotte. Facendo le somme ho imbottigliato giusto ieri una birra che ha luppoli e lieviti fuori stile, quindi oramai neppure più definibile come Kölsch. Il risultato al naso e in bocca non mi è sembrato male, anche se come dicevo in testa la maledizione del 13 si potrà verificare solo tra qualche settimana. Mi resta solo un dubbio ora. Data la ricetta e gli sviluppi, al momento in cui offrirò la birra agli amici, come potrò definirla? Ancora Kölsch o qualcosa altro? (Golden Ale?, genericamente Ale?, banalmente birra chiara?) .
Attendo suggerimenti e candidati futuri per l'assaggio.. ![]()
Ps, dimenticavo, la creazione odierna si chiama Magic Carpet Ride, in onore dell'omonima canzone dei Steppenwolf..




Commenti
Niente schiuma, niente gorgogliatore attivo sommato a un senso di colpa per l'inoculo frettoloso senza preventive verifiche (busta gonfia o starter)..
Boh
Visto però il mio pressapochismo, molto spesso decido solo il sabato pomeriggio di fare la cotta la domenica, trovandomi ad usare il lievito secco.. :-(
ciao
Tony
Grazie per i suggerimenti cmq..
Ovvero:
se a marzo uso un lievito confezionato (vedi mfg) a gennaio, rompo la bustina interna due giorni prima di inoculare il lievito nello starter.
Io faccio poco più di mezzo litro di starter.
Ciao
Ha ragione poi Fabio, nel contegio bisogna pensare anche al tempo che la busta ci mette a gonfiarsi ( generalmente -per letteratura- un giorno per ogni mese passato dal confezionamento).
Facci sapere poi com'è venuta la birra!
ciao
Tony
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