altArticolo riflessivo oggi. Il punto di partenza è la serata particolare passata qualche giorno fa a Casale Monferrato, al circolo Arci Pantagruel, dove abbiamo potuto partecipare ad una degustazione delle birre di Bad Attitude. Se non avessimo già conosciuto l'idea di "storie liquide", la locandina della serata avrebbe fatto pensare ad una degustazione classica, una di quelle tante volte viste, con una descrizione dello stile di birra, analisi organolettica e abbinamento al piatto. Non è stato niente di tutto questo.

Da buona sociologa la prima volta che ho sentito parlare di questa idea ho iniziato a farmi trip mentali cercando collegamenti profondi con le teorie di Bauman sulla postmodernità (come vedete le lauree inutili permettono almeno di tirarsela un po' ogni tanto); il concetto invece è molto più semplice e la liquidità deriva dalla forma della materia "birra". Una storia, una birra che nasce da essa. Immagino che non a tutti possa piacere una formula del genere per una degustazione, però è sicuramente un modo alternativo per farti ricordare di una birra, se la storia ti rimane in testa pur nella sua semplicità ad essa rimarrà collegato anche il ricordo del suo sapore e del suo profumo.

Associare un sapore o un odore ad un ricordo, un ricordo che può anche non essere il proprio, ma nel momento in cui ci si lascia prendere dall'ascolto di un racconto, quel racconto diventa anche un po' nostro e farà da etichetta al momento in cui l'abbiamo sentito e alle sensazioni che abbiamo provato. Sicuramente c'è qualche teoria psicologica che ha già spiegato il tutto, qui non è altro che un'intuizione temporanea su come si formi la nostra esperienza delle cose.

altNon sto a raccontare le storie liquide del Bad Attitude, un po' le potete ricostruire spulciando qua e là nel loro blog (la nostra preferita è la storia della Rudolph) e, oltre a questo, sarebbe come mettersi a raccontare di uno spettacolo visto, con immagini, musiche, video e racconti. Finita la serata ho pensato ad altre birre, che mi sono rimaste impresse proprio per le loro storie, un esempio potrebbero essere quelle di Pausa Café o i racconti con cui Agostino accompagna spesso la presentazione delle sue birre.

Poi ho pensato a tutte quelle birre che ho assaggiato, magari anche in occasioni di degustazioni guidate e che sono poi scivolate via, anonime, e non è solo questione di un'etichetta o di un nome accattivante, perché anche quello non basta e quando dietro ad un nome percepisci la freddezza o la semplice intenzione di fare colpo è la stessa cosa, l'equivalente di una birra anonima. Se nella birra c'è un racconto, c'è anche un'anima, ma solo chi conosce quella birra può dargliela. E' anche vero che non tutti sono un po' degli attori istrioni o dei menestrelli piacevoli; bisogna solo sperare di incontrarne qualcuno ogni tanto che sia un birraio, un publican o un semplice appassionato.

Ultima riflessione va al termine degustazione. Proprio godendomi questa serata inusuale, mi sono accorta di quanto inizi a darmi fastidio questo termine. E' vero che anche in questo blog si pubblicano delle schede su alcune birre assaggiate, c'è da riflettere anche su questo, forse sarebbe in realtà più interessante pubblicare delle storie e proprio non a caso gli articoli migliori sono proprio di questo genere.

Non so quante volte avrò usato la parola racconto in questo articolo, sempre per fare la sociologa perché non tirare fuori dal cassetto anche il metodo narrativo? Il mondo birraio italiano forse dovrebbe narrarsi di più, è attreverso la narrazione che potrebbe arrivare ad una nuova consapevolezza e a nuove persone.

Rileggendo quest'ultima frase penso però ad un artigiano qualsiasi, mettiamo ad un calzolaio. Vi immaginate un calzolaio che si mette a raccontarvi la sua storia e la storia da cui nasce quel suo particolare modello di scarpe? Penso che anche uno dei pochi calzolai artigiani rimasti vi manderebbe a quel paese ad una proposta del genere, lui è un artigiano che vuole fare le scarpe e punto, mica un menestrello che deve raccontare storie alla gente.

Nel caso della birra il discorso, secondo me, è un po' diverso e non è il discorso dell'emozionare, che ora va tanto di moda e spesso è solo marketing. La birra si differenzia rispetto ad altri prodotti per il suo essere socializzante, non mancano i racconti delle proprie esperienze di fronte ad un bicchiere di birra ed è proprio attraverso questi racconti che il prodotto birra diventa diverso da un'aranciata (o quello che volete). Facendo diventare la birra una storia liquida, anch'essa entra a far parte di questi racconti con uno tutto proprio, che la rende un altro vivo commensale al tavolo.



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Commenti  

 
0 # Ospite 2011-02-13 12:23
Ho cancellato un commento (come al solito un po' rude) di schigi che si lamentava della nostra grammatica (un fa) con l'apostrofo.
Con il senno di poi ho fatto male, purtroppo non è recuperabile.
Al tempo stesso sono un po' stufo di chi ci legge con il solo scopo di farci le pulci su errori di battiture e imprecisioni, ignorando che magari l'articolo si può commentare anche sul tema.
Quindi, mi dispiace aver cancellato d' impulso, ma al tempo stesso sono un po' stufo di certi modi di commentare (soprattutto da chi aveva tolto il nostro sito dai preferiti).
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0 # Ospite 2011-02-13 13:56
Invece un approccio di questo tipo mi pare proprio all’opposto dell’auto-omologazione baumiana nella postmodernità. Comunque sono d'accordo perché da sempre credo che conoscere il birraio, vedere come e dove lavora, ascoltare le sue storie, siano tutti elementi che danno un valore aggiunto alla birra, anche se non troppo raro!. Per esperienza, infatti, so che i birrai tendono a raccontarsi tanto. Proprio gli garba. La cosa triste è quando la birra non è granché e ti vien raccontato vita morte e miracoli di quella produzione che stai faticando a mandar giù o che ti è rimasta tra capo e collo perché nessuno la compra (quando la birra non è granché il pubblico la schifa, io non la vendo volentieri, e s’innesca una catena di malcontento. questo per sfatare chi dice che la maggior parte dei consumatori non ci capisce nulla di birre artigianali e gli si può vendere qualsiasi cosa). Comunque, tante chiacchere e birra cattiva, mi fanno rimpiangere una Becks senza pretese al pub, ma bevuta con gli amici giusti in una situazione ottimale. Perché altrettanto importante della birra e della sua storia, è anche il contesto in cui la si beve, la compagnia. Per me è molto meglio una birra mediocre bevuta con le persone che mi vanno a genio e con cui sto bene, che una birra straordinaria degustata in una situazione anonima che alla fine non mi lascia nulla. Le schede tecniche sono valide per conservare la memoria di ciò che si è bevuto e per condividere le informazioni sulle birre. Invece la condivisione dell’esperienza birra è proprio un’altra cosa e passa attraverso percorsi più vicini al cuore tra cui, senza dubbio, la narrazione di cui parli.
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0 # Ospite 2011-02-14 13:06
Marcos ha incantato anche quì a Torino, è una persona estremamente vera che è un grande piacere incontrare
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