Metti una sera qualsiasi in cui hai appena donato la tua ultima bottiglia di Orval, invecchiata quasi 3 anni in cantina, ad un'amica riconoscente che ti premia nel trade con una De Molen; metti che quella sera di ritorno a casa ti ricordi di non avere pane e allora decidi di fermarti velocemente alla Coop, mica una mega-super coop, ma una di quelle medie e tranquille. Metti che per curiosità vai a sbirciare lo scaffale delle birre (non si sa mai) e l'occhio ti cade sulle Orval, dato che ne hai appena lasciata una. Metti che il caso voglia che ti cada l'occhio sulla data riportata in etichetta dell'Orval che hai appena tirato su distrattamente e... ti ritrovi tra le mani un'Orval del 2008, allora inizi a frugare tutto lo scaffale e ne trovi un'altra, poi un'altra del 2009 e allora viene automatico prendersi anche quella del 2010 e prepararsi felici per una verticale guduriosa. Certo, un magazino o scaffale della Coop non è uguale alla cantina di casa tua, ora vedremo se il mostro gdo ha trattato bene le nostre bottiglie...
Accompagnamo la nostra degustazione con quello che offre la nostra dispensa, tre tipi di salumi francesi (affumicato all'aglio, tenuto a distanza all'inizio, al pepe e un salame d'oca), un formaggio lievemente salato e con il latte crudo in evidenza (Salva Cremasco) e una buona baguette ad asciugare il tutto.
Affrontiamo la prima della nostra serie, imbottigliata il primo luglio del 2010. Aperta mostra subito una carbonazione accentuata e una schiuma densa, compatta, pannosa che sembra voler restare lì fino a fine serata. Il naso è delicato, si percepisce il lievito, un lieve maltato, un po' di fruttato (uva bianca data dal luppolo?) e un qualcosa di animale/cuoio ma molto leggero, sullo sfondo. In bocca è abbastanza asciutta, di apertura dolce con un finale corto, di cui ci resta solamente un amaro conclusivo non piacevolissimo. Ci sembra un po' squilibrata, con il richiamo del naso che si perde con una bocca un po' ruvida e non elegantissima.
Passiamo alla seconda, imbottigliata il 22 ottobre 2009. La schiuma è sempre bella abbondante ma meno persistente, le bolle probabilmente più grossolane. Il colore ambrato dà sensazioni di miglior pulizia e trasparenza. Il naso pizzica, lascia intendere un lavoro maggiore dei lieviti "selvatici". Sentori quindi di freschezza acidula (mi ricorda lo spumante), pelle, sudore, un filo di metallico. In bocca la carbonazione solletica leggermente, l'amaro è meno ingombrante, più equilibrato insieme a toni aciduli sempre più presenti. Il classico goût d'Orval prende il ruolo di protagonista. L'anno di differenza l'ha resa più secca e decisamente più buona. La bilanciatura prende la direzione giusta, con un arco di sapori nettamente più ampio.
Apriamo la terza bottiglia (imbottigliata il 15 gennaio 2008) decisamente di corsa per fare confronti veloci con le prime due. L'aspetto dà sensazioni di ancora maggiore trasparenza. La schiuma rimane un po' grossolana e abbondante, carbonazione da grandi eventi. Il naso è una versione accentuata della seconda. L'olfatto è vinoso, sa di cantina e di sughero, un filo di frutta (marmellata di lamponi e uva bianca), animale e aria stantia. In bocca è morbida pur rimanendo secca. L'amaro quasi scompare, rimane un gusto un po' metallico e acidulo, incredibilmente complesso.
E' quella che ci piace di più, con un equilibrio quasi perfetto e una bevibilità notevole. Gli anni hanno limato le ruvidezze di gioventù, messo al giunzaglio l'amaro e donato una gamma di aromi e sapori decisamente più ampi e avvolgenti. Soprattutto si lascia bere senza troppi ritegni, una birra complessa di base ma popolare in bocca, che a noi risulta facilissima da bere. La vincitrice della serata, anche se il distacco con la 2009 è sicuramente minore rispetto al miglioramento tra 2009 e 2010.
Ci sentiamo soddisfatti da questo esperiemento. L'Orval tra le birre trappiste ci sembra quella più difficile da capire e più sfuggente nella sua evoluzione. Da giovane ha un carattere un po' irrequieto, slegata nei suoi elementi e con limiti di equilibrio. Passando il tempo ci ha dato l'impressione di maturare, guadagnare quella saggezza che si esprime nelle note vinose e brettate date dal lievito e nel maggiore equilibrio tra i suoi componenti. E' una birra strana, che gioca su sapori non invadenti e non spettacolari ma che proprio per il suo carattere riservato può affascinare. Negli abbinamenti abbiamo trovato che la birra giovane legava meglio con il formaggio, che con i suoi componenti grassi e avvolgenti riusciva a legare meglio assieme il sapore della birra. Meglio, invece, la birra più matura con i salumi e le spezie, arricchiti dalle note vinose acquisite con il tempo e apprezzati nell'acidulo finale in grado di dare una grande pulizia in bocca.
A prescindere comunque da cosa si mangia accanto, l'Orval è una birra in grado di regalarci molto. E il tempo è suo amico.
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Commenti
Grazie di esservi offerti come cavie per noi, sappiamo che si è trattato di un grande sforzo
proprio una verticale di 5 anni....
ne ho in cantina dal 2001 ma poche bottiglie cmq quando la organizzo vi farò sapere...
complimenti e se ti và ci teniamo in contatto ciao grandiii.....
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