altSono le 5:30 di mattina del 18 agosto e sono insieme a Antonella in autostrada, saldo al volante con direzione Milano e in seguito Pavia. Il sole ancora non si vede, timidamente albeggia all'orizzonte e ci negherà la sua presenza quasi sino all'arrivo. Torno con la mente al risveglio di un'ora prima, abbastanza ruvido non essendo abituato a orari così mattinieri.

Voltandomi sorrido a Antonella mentre cerca di fotografare l'alba e ripenso al motivo di questo viaggio che ci porterà a passare una giornata piacevolissima nella Fattoria Oasi, o se preferiamo nella sua sezione birrosa dove trova i natali il birrificio Rurale. Tutto nasce a Susio, con la nostra Zapata incredibilmente premiata. Della giuria, infatti, faceva parte anche Lorenzo Guarino, uno dei soci del Birrificio Rurale. Parlando dei nostri gusti, delle nostre birre e di altro scatta l'idea di un invito al birrificio, per osservare il lavoro e apprendere/rubare qualche segreto del mestiere. L'idea ovviamente ci entusiasma, e dopo qualche settimana veniamo invitati per assistere a una cotta di Terzo Miglio, uno dei prodotti di punta del birrificio, da me amatissima e tra le fonti di ispirazioni della nostra Zapata. Impossibile mancare.

altArrivati sul posto, non senza fatica per folli teorie stradali portate avanti dal nostro navigatore, ci troviamo davanti una piccola fattoria con pollame vario, tacchini, pavoni e persino qualche nutria a scorrazzare in un recinto con laghetto annesso. Smaltita la sorpresa per l'aspetto realmente rurale e rustico dell'ambiente riusciamo a incontrare Beppe, il primo dei birrai che a turno ci farà compagnia durante la giornata. L'orario è ancora da ottimi mattinieri e approfittiamo subito della sua gentilezza per un giro dei locali e osservare le prime fasi dell'ammostamento.

Il birrificio Rurale si situa all'interno di un vecchio silos riadattato originalmente in modo da avere un birrificio che si sviluppa in senso verticale, con nel piano terra i fermentatori, nel primo piano la sala cottura e filtrazione e nel secondo un magazzino per i malti. Questa sistemazione nasce dalla conformazione stessa (un silos) che nonostante il continuo salire e scendere per le scale ha una sua funzionalità e una certa classe.

Il primo passaggio comunque consiste nell'ammostare i grani già macinati con l'acqua, a una temperatura di partenza piuttosto bassa e riscaldare il tutto di circa un grado ogni minuto e mezzo sino al raggiungimento del primo step del processo. Il tutto avviene grazie a (invidiatissimo da me) pannello di controllo in grado di rendere la gestione della temperatura piuttosto precisa e affidabile. Sempre parlando delle temperature mi ha colpito la presenza di due cisterne di acqua fredda e calda, con un riutilizzo dell'acqua calda da una cotta all'altra e un'ottimizzazione delle energie lodevole. Birrificio Rurale quindi che richiama il suo legame alla terra e al suo aspetto ecologico non solo nei proclami e nel nome ma anche nella pratica, sia le scelte energetiche sia con un'attenzione che si mostra nei piccoli dettagli (dalla scelta del sanetizzante più ecologico, all'utilizzo delle trebbie come mangime per i pollame della fattoria).

Un'oretta dopo il nostro arrivo incontriamo Lorenzo, pronto a dare il cambio a Beppe e a condividere con noi un'ottima colazione a base di crostata preparata da quell'artista dei dolci che è oramai Antonella... alt.

Ben rifocillati e con la nuova guida riprendiamo il controllo della situazione, con i controlli di rito della cotta, la preparazione del dry hopping di una precedente cotta di Milady e tutte le attività di contorno.

altSono rimasto molto colpito dall'attenzione ai dettagli del lavoro del birraio e dai piccoli accorgimenti in grado di far fare realmente il salto di qualità. Tra gli altri parlo del piccolo vaporizzatore carico con una soluzione sanitizzante sempre pronto all'uso, al controllo costante dei valori di ph, al prendere sempre nota di ogni passaggio ricostruendo un diario del lavoro fatto. Insomma, l'impressione piuttosto netta è che l'attività di birraio richieda oltre all'estro anche una certa dose di metodo, oltre che di passione. Parlando proprio di passione è impossibile non vederla, anche solo per la disponibilità a ospitare due homebrewers come noi. Homebrewer come infondo erano pure i birrai del Rurale, cosa che ci ha permesso un confronto molto piacevole su mille aspetti pratici della birra fatta in casa.

Non possiamo non ringraziare Beppe, Lorenzo e infine Stefano arrivato a metà mattinata, per la disponibilità a essere bombardati dalle nostre domande di niubbi birrai, con una disponibilità totale nello spiegare le varie fasi della birrificazione e sopratutto i piccoli accorgimenti utilizzabili nella nostra realtà di produzione.

La giornata è proseguita con il filtraggio e la successiva bollitura del mosto (compresa la tentata aggressione del mosto verso il povero Lorenzo alt) , il lavaggio del fermentatore, il whirpool....

Oltre alla birrificazione in sè, la visita è stata dedicata anche a qualche assaggio. In partenza abbiamo dato in assaggio la nostra Oberon, il cui giudizio è stato alla fine positivo (giusto un'astringenza che neppure noi sappiamo giustificare)  seguita dalla nuova Dry Stout del birrificio. Dry Stout che costituirà il quarto prodotto del Rurale, con il nome di Blackout e dalla beverinità veramente pericolosa. Una birra che se confermerà quanto di buono da noi provato, diventerà sicuramente una session beer di tutto rispetto.

Tra gli altri assaggi della giornata ricordiamo una Seta sempre deliziosa e delicata nella speziatura e una birra al miele di castagno creata in onore di Davide, anima della fattoria, caratterizzata per un naso molto piacevole e mieloso e un corpo tutto sommato equilibrato data la sua natura "mielosa". Non è il mio genere, ma è sicuramente da apprezzare per l'equilibrio e il non essere dolciosa o stucchevole.

altNon mi dilungo ulteriormente per non tediarvi troppo in tecnicismi e finisco giusto con qualche impressione sparsa della giornata che mi è rimasta incollata nella mente e mi frulla alla ricerca di un ordine preciso. Fare la birra è un'arte, richiede metodo e richiede anima, c'è poco da aggiungere su questo. Vedere i ragazzi all'opera in un impianto di tutto rispetto dopo anni di homebrewing ci ha fatto vedere come anche noi nel nostro piccolo siamo sulla strada giusta, con alcuni aspetti in comune e altri che correggeremo dopo aver visto all'opera chi è più avanti di noi.

Dopo aver vissuto questa giornata posso capire come mai la qualità del birrificio è così alta. Sono rimasto anche colpito dall'aspetto umano, in quanto come dicevo poco sopra, accogliere con così tanto interesse e apertura due homebrewers alle prime arti non è da poco. Nessuna fase ci è stata nascosta, dai commenti tecnici a consigli di ricetta vera e propria, nonostante infondo fossimo due "intrusi" in quel contesto. Un grazie sincero quindi a Beppe, Lorenzo e Stefano, sperando di incrociarsi nuovamente con una buona pinta davanti e riprendere i fili del discorso lasciati solo in pausa dopo questa giornata.



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Commenti  

 
0 # Luca 2010-08-20 15:29
Complimenti per il report e per la gentilezza dei ragazzi del Rurale: per noi homebrewer queste visite sono sempre molto interessanti e didattiche!
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0 # Tommaso Farina 2010-08-28 13:53
Belle e divertenti le vostre esperienze di degustazione.
Unico neo: nell'elenco delle birre raccontate non c'è nemmeno una tedesca! :-)
Vedo peraltro che siete maggiormente appassionati alle IPA e alle inglesi forti, cosa assolutamente lodevole.
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0 # Davide 2010-09-03 17:40
Grazie Tommaso.
Per le tedesche hai ragione, va un po' a periodi e in questo si assaggia poco (purtroppo) di germanico.
Provvederemo comunque, infondo il nostro blog è ancora un bimbo in fascie per quanto riguarda la sua età.. :-)
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