Una tappa quasi obbligata per il turista romano è l'Open Baladin, tra le ultime creature del sempre attivo Teo Musso.
La citazione del turista non è così casuale in quanto l'Open è situato in una parte cittadina molto graziosa e ricca di storia, a due passi da Piazza Navona e Campo dei fiori. Così da buoni viandanti, dopo esserci rifatti gli occhi nel passeggiare mattutino romano, siamo finiti all'Open per un buon pranzo.
All'entrata nel locale la prima cosa che balza agli occhi è l'enorme parete colma di bottiglie artigianali italiane. Se volevano giocare sull'aspetto visivo del primo impatto, devo concedergli che l'obiettivo è raggiunto. Il giocare con le immagini è un aspetto che non coinvolge solo la grande parete delle bottiglie ma un po' tutto il locale, caratterizzato da un arredamento ricercato, moderno e di gusto.
Descrivendo la geografia del locale, troviamo una grande sala all'ingresso dedicata alle birre artigianali italiane con la bellezza di 40 spine in gruppi di 5 e sulla sinistra una piccola saletta dedicata alle birre straniere con bottiglie e 5 spine. Nel primo piano invece si trova la saletta "gitana", trovata kitsch con le classiche poltrone della "nonna" in bella vista.
Parlando di birra invece l'offerta è enorme, sia a livello di spine, sia a livello di bottiglie con una forte preminenza dei prodotti italici. Un dubbio che mi rimane è sulla possibilità di mantenere 40 linee di birra in perfetta efficienza considerata la breve conservabilità del prodotto artigianale. Questo dubbio ho il sospetto che resterà senza una risposta definitiva. Infatti leggendo un po' sulla rete ho trovato commenti contrastanti, sia negativi (con storie di birre non a posto), sia positivi con racconti dettagliati (che risparmio per non cadere in tecnicismi) delle soluzioni adottate per mantenere integro il prodotto. Nel dibattito l'unica cosa che posso aggiungere di certo è che le birre da noi degustate erano in piena forma e senza difetti. Ultimo appunto su i "problemi" lo vorrei spendere sulla scelta del bicchiere Teku per molte birre. Infatti il Teku a mio avviso (e non solo) è più uno strumento da degustatore, da colui che ricerca più i difetti che i pregi di una birra. Per chiudere il discorso quindi un bicchiere capace di evidenziare con cura i difetti di una birra potrebbe risultare un autogol o una dimostrazione di sicurezza (o forse semplicemente una scelta di marketing-estetica per un prodotto proprio).
Passando a argomenti più interessanti, parliamo delle (poche purtroppo) birre degustate nella nostra visita. Io mi sono trovato per vie traverse davanti un'ottima Keto Reporter del Birrificio del Borgo mentre Antonella ha preferito una Karkadè dell'Olmaia. La mia birra era una porter molto gustosa con l'aromatizzazione delle foglie di tabacco del Kentucky che la rendeva particolare accompagnandosi meravigliosamente ai tradizionali sapori tostati e di caffè di una porter.
Il mio passaggio successivo è stata su una Open di Baladin, birra che oggettivamente mi ha abbastanza deluso. Da amante delle Ipa mi sarei aspettato un profumo più deciso e inteso e un sapore più luppolato. Invece è passata via senza emozioni, un po' piatta. Tutto il contrario del dolce (ottima crema di vaniglia e lamponi) accompagnata ad una Xyauyù piacevolissima. Alla fine di tutto il conto è stato abbastanza onesto, 4 euro per le birre (a parte la Xyauyù a 5 ), piatti dai 7 ai 13 euro. Nella norma insomma.
Lascio qualche impressione sintetica prima di salutare. Innanzitutto esco dall'Open un po' confuso. Confuso perchè 40 linee di birra più quell'offerta consistente di bottiglie non si vede tutti i giorni. Quindi i presupposti per il locale definitivo ci sono tutti. Eppure non saprei come raccontarlo ma ho vissuto una sensazione particolare nella mia visita. Provo a spiegarmi meglio. All'interno del locale mi sembrava di stare in un grosso "baraccone", studiato in ogni dettaglio con precisione scientifica ma senza il calore che un locale del genere richiede. La sensazione un po' confermata dal personale, gentilissimo ma sottodimensionato e portato a correre da un lato all'altro della sala senza potersi lasciare a due chiacchere con l'avventore. In queste condizioni il consiglio giusto era realmente complicato, sia per disponibilità di tempo, sia forse per effettivi limiti nelle conoscenze birraie.
In sostanza, ottimo posto se si è già istruiti, se si vuole fare un pranzo di lavoro diverso dal solito o come sosta da "turista" mentre forse perde qualche punto nel caso di frequentazione assidua per una pinta abitudinaria tra amici.
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